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Dopo molte trattative con l’amministrazione Trump, il segretario al commercio Wilbur Ross ha confermato questa mattina che ZTE, il gigante delle telecomunicazioni cinese, ha accettato una multa da un miliardo tondo di dollari. Tale sanzione è stata valutata a seguito di un’inchiesta che ha dimostrato come ZTE aveva violato le sanzioni statunitensi, vendendo tecnologia di telecomunicazioni all’Iran ed alla Corea del Nord.

Come parte dell’accordo originale con il governo degli Stati Uniti dello scorso anno, ZTE ha deciso di accettare una multa di 1,19 miliardi di dollari, apportando modifiche al personale per soddisfare i regolamenti degli Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha poi ulteriormente aggravato la sanzione, vietando alle società statunitensi di vendere componenti a ZTE per sette anni, componenti fondamentali per l’intera linea di prodotti. Ci si aspettava che tale decisione avrebbe affossato la compagnia, che impiegava circa 75.000 lavoratori e che deteneva un valore di circa 20 miliardi di dollari prima del divieto.

Mentre quest’ultimo sembrava rappresentare la fine della società, il presidente Donald Trump sembrava volesse offrire una tregua il 13 maggio, quando ha twittato che avrebbe incaricato il Dipartimento del Commercio di cercare di elaborare un accordo per trovare “un modo per tornare in affari, in fretta.” L’inversione ha profondamente sorpreso gli addetti ai lavori di DC, con molti funzionari della sicurezza nazionale fortemente contrari a qualsiasi accordo per rianimare la compagnia.

Oltre alla multa da 1 miliardo, la società ha fatto diversi cambiamenti di personale, tra cui il pensionamento anticipato del leader del Partito Comunista che guidava la compagnia. Si ritiene inoltre che la compagnia abbia accettato una clausola da 400 milioni di dollari che verrebbe utilizzata per pagare sanzioni future.

ZTE lavoratori rischio
L’elemento più importante, nel salvare ZTE, sono i lavoratori, a migliaia a rischio in caso di fallimento dell’azienda

La guerra sui dazi che sta coinvolgendo gli USA non sembra fermare le sanzioni inflitte al colosso cinese

Gli Stati Uniti e la Cina hanno lanciato diverse politiche aggressive sul commercio negli ultimi mesi sulle tariffe, sull’accesso al mercato e sull’ampliamento del deficit commerciale tra i due paesi. Gli Stati Uniti hanno però trattato l’ammenda contro ZTE come un’azione legale, che non dovrebbe essere inclusa nelle discussioni continue sul commercio.

Tuttavia, alcune fonti sembrano suggerire che il governo cinese abbia deliberatamente bloccato l’acquisizione di NXP Semiconductors da parte di Qualcomm, propendendo al contempo proprio per ZTE. La Cina rimane l’unico paese che non ha approvato l’accordo in tutto il mondo e ha ripetutamente ritardato l’accordo nelle ultime settimane. Ciò ha fornito un elemento prezioso per negoziare più efficacemente gli accordi commerciali con gli Stati Uniti.

Inoltre, il presidente Trump dovrebbe dirigersi a Singapore la prossima settimana per aprire i colloqui con il leader nordcoreano Kim Jong Un. L’influenza della Cina sulla Corea del Nord sarà probabilmente determinante per il successo o il fallimento del colloquio, elemento che ha dato a Pechino ancora più potere nelle discussioni con l’amministrazione Trump su ZTE.

Qualunque sia la sua mossa, l’amministrazione Trump ora affronterà una reazione profondamente ostile da parte del Congresso, dove c’è un’opposizione bipartisan a qualsiasi accordo che riabiliti ZTE. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha dichiarato pubblicamente come entrambe le parti al Congresso dovrebbero riunirsi per fermare questo accordo. Il senatore Marco Rubio ha lanciato una proposta in Congresso per bloccare questo tipo di affare. Ora che l’accordo è definitivo, vedremo se questi commenti sono solo parole, o se c’è davvero una “supermaggioranza” pronta al Congresso per annullare la decisione del presidente.