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Logo di Airtable

Avere un team di programmatori esperti ormai è una prerogativa standard di qualsiasi azienda: creare piccoli programmi, un sito web e/o un’app per smartphone non sono più possibilità aggiuntive, bensì fanno parte di qualsiasi strategia di mercato ed organizzazione interna. Purtroppo molte piccole aziende non hanno abbastanza risorse per permettersi tutto ciò, e rischiano di avere enormi deficit.

Un engine… Di programmazione

Questa problematica potrebbe essere risolta nell’immediato futuro, grazie ad un’idea di Howie Liu, che nel 2012 è stato tra i fondatori di Airtable. Il concetto alla base della startup è quello di dare la possibilità di programmare a chiunque, anche chi non ha conoscenze di base, tramite dei templates ben definiti. Liu ha sempre avuto le idee molto chiare al riguardo:

“La nostra intenzione è quella di prendere il potere della programmazione e “consumizzarla” in una forma accessibile a chiunque. Allo stesso tempo, come buisness abbiamo visto questa enorme opportunità dietro alle piattaforme per creare app attraverso coding di basso livello. Queste piattaforme risolvono la necessità di spese troppo pesanti. Airtable è il passo tra l’interfaccia grafica e la programmazione da amministratori.”

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Una schermata di un progetto

Un’idea da 52 milioni di dollari

La novità riguardante Airtable è l’investimento di ben 52 milioni di dollari da parte di CRV e di Caffeinated Capital con la partecipazione di Freestyle Ventures and Slow Ventures. Il tutto è finalizzato alla creazione di un sistema che dovrebbe astrarre il concetto stesso di programmazione. Ovviamente si tratterà di un sistema abbastanza limitato, ma sarà comunque un grosso passo in avanti, dando la possibilità a tutti di programmare.

“C’è la convinzione che il software debba coinvolgere per forze la stesura di codice. È una cosa abbastanza complicata da cui staccarsi, vista la mole di codice a cui abbiamo lavorato, ma quando pensi ad un programma utile, specialmente un’app buisness-to-buisness, nella maggior parte si tratta di database di tipo relazionale, ed i database relazionali non sono un formato arbitrario, come potrebbe esserlo un codice.”

In poche parole per Liu è possibile creare dei tool che le piccole e medie aziende possano usare per creare i propri database interni, in quanto questi ultimi non richiederebbero tante linee di codici, e si baserebbero sullo schema relazionale, abbastanza oggettivo dal punto di vista della stesura.

La difficoltà nell’impresa di Airtable starà nel conquistare la fiducia delle aziende e di fronteggiare i multipli problemi di queste ultime.