Apple e Samsung multate, l’obsolescenza programmata è realtà – Editoriale

Samsung Apple obsolescenza programmata

Da tempo oramai si è scatenato il caso legato all’obsolescenza programmata e a tutte le maggiori case produttrici di prodotti elettronici. Nonostante queste abbiano più e più volte negato o dribblato le domande legate a questa caratteristica, l’AGCM ha deciso di monitorare alcuni di questi dispositivi dal 2014 ed osservare i comportamenti degli aggiornamenti rilasciati dai brand di Samsung ed Apple arrivando ad una conseguente sanzione che ha scatenato un putiferio sul mercato e nell’opinione pubblica.

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L’obsolescenza programmata

Per tutti coloro che non siano a conoscenza di cosa sia l’obsolescenza programmata facciamo un rapido recap sintetico: questa è una pratica sviluppata in tempi più recenti dalle case di sviluppo elettroniche e tech che permette loro di dar vita a prodotti per l’appunto programmati per deteriorarsi, se non smettere di funzionare correttamente, dopo aver superato il periodo di garanzia standard.

In questo caso specifico, come abbiamo già accennato, l’AGCM ha deciso di sanzionare i due colossi del settore mobile Samsung ed Apple per aver proposto ai propri utenti l’aggiornamento dei terminali iPhone 6 e 6s, per quanto riguarda Apple, e Note 4 per quanto riguarda l’azienda coreana, senza un’adeguata informazione sulle conseguenze derivanti da esso, ovvero un drastico peggioramento delle prestazioni dei telefoni anche con conseguenti malfunzionamenti.

Samsung Apple obsolescenza programmata

Una doppia sanzione

La vicenda si è “conclusa” con una multa pari a 5 milioni a testa per l’aggiornamento “fittizio” degli smartphone, con un surplus di altri 5 milioni ad Apple per via delle vicende legate all’usura delle batteria. A poco è servito il tentativo di Apple di avviare un programma di sostituzione delle batterie degli iPhone a prezzo ribassato ed un aggiornamento successivo al 10 di iOS, per indurre un alleggerimento delle sanzioni indette dal garante.

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Nonostante queste scelte da parte delle aziende siano davvero discutibili ed al limite del buonsenso c’è da discutere in modo approfondito e ponderato riguardo questo argomento. Come ben sappiamo infatti, quello odierno, è un mercato veloce e senza precedenti per quanto concerne il tema dell’innovazione tecnologica, quindi è ovvio che i terminali debbano essere sviluppati in modo tale che il software supporti correttamente ogni progresso e novità portata.

E’ quindi necessario trovare un equilibrio assoluto tra retrocompatibilità e progresso tecnologico, inoltre, bisogna anche considerare un altro elemento fondamentale: la durata dei componenti ed il loro prezzo. Come ben sappiamo ogni oggetto ha una sua longevità, anche dettata dalla frequenza e dalla tipologia di utilizzo, ed è per questo che bisogna essere consapevoli che i componenti andranno inevitabilmente a deteriorarsi.

Ma a cosa voglio riallacciarmi con questo discorso? A ben 2 argomenti di primaria importanza in questo calderone economico. Prima di tutto, se le case produttrici vogliono alimentare l’e-waste, ovvero il ciclo di ricambio del proprio dispositivo ogni 12 mesi, è bene che calibrino i prezzi in base alla durata che proprio loro stessi vogliono proporre per il proprio prodotto al pubblico e non pompare il cartellino di vendita, oppure sviluppare un supporto software adeguato e trasparente alle necessità di ogni consumatore. Tutto questo ovviamente con la consapevolezza che ogni dispositivo prima o poi smetterà di funzionare, per usura e non per programmazione.