Alcuni azionisti hanno fatto causa alla casa madre di Google, Alphabet, per aver coperto i casi di molestie sessuali perpetrati da due ex manager, e aver garantito loro una buonuscita milionaria.

Accuse a Google per il caso Rubin

Gli azionisti, in due cause depositate presso tribunali americani questa settimana, chiedono che il CdA risponda economicamente dei danni causati dalla presunta violazione dei suoi doveri fiduciari. I manager in questione sono il papà di Android, Andy Rubin, a capo della divisione mobile di Google fino al 2014, e Amit Singhal, a capo dell'unità di ricerca fino al 2016. Il caso era esploso mediaticamente nell'ottobre scorso, con un'inchiesta del New York Times. Le indagini di Google sui due manager, evidenziano le cause, hanno valutato credibili le accuse di molestie sessuali. Sia Rubin che Singhal, nei mesi scorsi, hanno respinto le accuse. Si tratta delle prime azioni legali contro Google per il caso di Rubin.

Il ricorso svela la verità

Nel ricorso si sostiene che i fondatori del motore di ricerca, Larry Page e Sergey Brin, insieme a tutto il resto del board, abbiano partecipano a uno schema andato avanti per anni per coprire molestie sessuali e discriminazioni ad Alphabet

Gli azionisti accusano la società di non aver fatto il suo dovere comprendo l'accaduto. A quanto scritto nel ricorso, Brin, Page e il resto del board di Alphabet non hanno solo evitato di rendere note le molestie sessuali di Rubin e il fatto di averle trovate credibili, ma hanno organizzato per Rubin un party di addio da eroe pagandolo 90 milioni. Il ricorso cita:

Con questa deprecabile condotta, Alphabet ha violato il dovere fiduciario di buona fede e lealtà e ha violato le policy della compagnia che impongono di agire in modo efficace ed etico

Nelle cause si chiede un risarcimento danni non specificato, la restituzione delle buonuscite e anche un cambio di passo di Google, nella governance e nella supervisione, in modo da rispondere meglio ad eventuali futuri problemi di condotta sul posto di lavoro.