Come i big data hanno illustrato la relazione tra porno e disoccupazione

big data

Oramai è noto a tutti gli intenditori di internet e del marketing moderno (digital marketing, più precisamente) che i big data sono una delle fonti più preziose per riuscire ad orientarsi e sopravvivere nel mercato.

E’ infatti impensabile per un qualsiasi fornitore di servizi fare a meno di essi, soprattutto se si vuole essere concorrenti efficienti e potersi ritagliare una propria fetta di mercato.

Il connubio che non ti aspetti

Proprio un ex data scientist di Google, tale Stephens Davidowitz, ha sfruttato questa tipologia di dati per ricavare delle informazioni che mettono in luce la relazione tra disoccupazione e porno.

Egli era noto all’interno del colosso USA proprio per aver già svolto in precedenza ricerche sulla situazione economica nazionale e il mutato comportamento dei cittadini Americani in base a questa, in particolare alla situazione immobiliare della nazione, da sempre un fardello per il continente a stelle e strisce.

Egli aveva in mente principalmente l’idea di predire i tassi futuri della disoccupazione e dei soggetti che avrebbe coinvolto, per dimostrare come i metodi di ricerca, ad esempio i sondaggi, non siano sempre i migliori e, come i dati statistici siano inattaccabili dalla soggettività umana, che molto spesso tende a far mentire un determinato soggetto per le più svariate ragioni.

Proprio da questo punto di vista, il connubio disoccupazione-porno dato dalla sua iniziativa ha portato ad una conclusione semplice ma lineare, ovvero che il consumo scaturisce soprattutto dalla possibilità del proprio tempo libero e che quindi, se correlate anche a dati statistici degli anni passati, può creare un modello predittivo abbastanza fedele e veritiero.

Stephens Davidowitz

L’intento della ricerca

L’intento stesso della ricerca, anche come brevemente accennato qui sopra, aveva lo scopo di valorizzare le teorie di Davidowitz stesso.

Per fare un esempio e, come nel libro che ha pubblicato da lui “Everybody Lies: Big Data, New Data, and What the Internet Can Tell Us About Who We Really Are“, queste ricerche hanno lo scopo di valorizzare le potenzialità che hanno da offrire i dati. Queste sono espresse non tanto per la loro quantità, quanto per la loro affidabilità, in determinati casi, e la tipologia di informazioni a cui danno accesso.

Info che molto spesso sono, giustamente, celate dal carattere della persona, ma che possono essere utili alla comunità globale, sia per comprendere la situazione economica, sia per essere consapevoli delle opportunità che il mondo ha da offrire.

Qui di seguito riportiamo il link per l’acquisto del libro di Stephens Davidowitz.