I Bitcoin sono uno degli argomenti e settori più gettonati del momento, basti pensare a tutti coloro che investono quotidianamente le proprie risorse monetarie e tecnologiche in questa nuova tipologia di denaro.

Un esempio concreto di ciò è il dietro le quinte della scena economica moderna, che sta attualmente trattando la criptovaluta come un vero e proprio titolo di borsa contornato da speculazioni e tunnel monetari sempre in movimento.

D'altronde, dopo che lo stesso Giappone ha deciso di autorizzare questa tipologia di scambi monetari digitali, la quotazione ha sfiorato gli 8.000 dollari ed ha attratto ulteriori investitori pronti a sviluppare features su misura.

Il parere che non ti aspetti

Il Financial Times ha però portato alla luce vari aspetti ecologici presi poco in considerazione: il consumo energetico nella produzione virtuale dei Bitcoin, ovvero il cosiddetto processo di mining, pratica alquanto diffusa tra i PCisti, che si è tramutato in un vero e proprio lavoro.

Questo infatti consente di ricevere delle ricompense , composte da accredito Bitcoin, a tutti gli utenti che mettono a disposizione le proprie "macchine" come strumenti di calcolo. Un'operazione, nel complesso, davvero dispendiosa dal punto di vista energetico, tanto che, stando alle dichiarazioni di Motherboard, sembrerebbe che per ogni transazione di criptovaluta successiva alle prestazione, vengano impiegati 215 Kilowatt/ora.

Un numero enorme, se consideriamo che una famiglia Statunitense impiega, in media, 900 Kilowatt mensili e se utilizziamo le statistiche contenenti il numero di scambi di Bitcoin giornalieri: 300 mila al giorno, ovvero l'equivalente del fabbisogno del consumo energetico di un paese come la Nigeria.

Ovviamente, anche la produzione della moneta tradizionale cartacea, e monetaria, ha un costo energetico. Tuttavia, non è assolutamente paragonabile a quello digitale.

Bitcoin

Qui di seguito il link all'articolo ufficiale, che necessita di sottoscrizione per essere letto.

Uno scenario sempre più incerto

Se accoppiamo tutti i lati negativi, dal punto di vista ambientale, a quelli dell'ambito della cybersicurezza si prospetta una situazione ad alto rischio, sia per il costoso mantenimento a lungo termine, sia per la precarietà monetaria e legale a cui la criptovaluta è soggetta.

D'altronde, come ha affermato la stessa Izabella Kaminska del Financial Times:

Più il bitcoin diventa utile come strumento di scambio, più costoso è il suo mantenimento e energivora la sua gestione è una situazione imbarazzante per gli investitori, che oggi sono sempre più attenti alle implicazioni ambientali, sociali e di corporate governance delle loro decisioni. Se al consumo di elettricità si uniscono i timori di alcuni sulla opacità della governance del bitcoin, sul potenziale utilizzo per cyber crimini o operazioni sul mercato nero, ecco che dal punto di vista di chi vuole fare investimenti responsabili le criptovalute possono suscitare perplessità.