Mentre ancora si discute della fattibilità degli smart contract, della loro funzionalità, e se un codice alfanumerico possa sostituire l’elemento umano nel settore legale, la Cina, che negli ultimi anni si è posta all’avanguardia nel settore tecnologico, getta sul tavolo il suo asso.

Coerente con il suo atteggiamento di proiezione verso il futuro, il paese in questione ha iniziato ad usare la tecnologia blockchain nelle controversie giudiziarie.

Il paese ha cominciato già nel 2017, dando vita al primo tribunale “internet” al mondo, che ha sede fisica ad Hangzhou, polo della Cina in ambito e-commerce, ma che è a un “clic” da qualsiasi utente.

In detto tribunale si discutono tutte le controversie legate allo shopping online e all’ambito web, comprendendo anche eventuali violazioni di diritti individuali come il diritto d’autore online.

La Corte Suprema Cinese ha stabilito che le prove, archiviate e verificate su piattaforme blockchain, possono valere come prove in controversie legali. Il procedimento di verifica attraverso crittografie, firme elettroniche e metodi a prova di pirateria, degli elementi di prova, lasciati poi alla discrezionalità caso per caso dei singoli giudici, rappresenta un primato di estrema importanza per lo sviluppo della tecnologia in questione.

Sebbene ancora non si sia trovato un metodo altrettanto efficace per tradurre i meccanismi “if/then” di un atto legale in un meccanismo programmatico sicuro e flessibile, in ogni campo si va allargando una visione, più che “possibilista”, della sua applicazione, contribuendo altresì a una nuova creatività coniugata all’efficienza.