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Brave e Qwant sono poco noti al grande pubblico, ma hanno entrambi alle spalle nomi importanti e grande grinta nello sfidare la ben più popolare concorrenza che si trovano davanti.

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Brave è un browser web multi-piattaforma disponibile per Windows, Mac, Linux, Android e iOS. È stato fondato nel 2017 da Brendan Eich, tra i capostipiti del progetto Mozilla e inventore del javascript, il linguaggio di programmazione usato su pressoché tutte le pagine web. Un nome di tutto rispetto dunque, che ha impostato lo sviluppo del browser sulla privacy, garantita grazie alla sua natura open-source, e sulla velocità, spesso sbandierata con test e confronti col grande rivale Chrome.

Qwant, invece, si propone come l'altra anima della nostra esperienza di navigazione: il motore di ricerca. Lanciato in una prima versione nel 2013 ma sbarcato in Italia solo l'anno scorso, è un software profondamente europeo. Benché la società che ne guida lo sviluppo sia francese, infatti, il progetto è finanziato in larga parte dall'Unione Europea, che lo supporta in un ottica di generale investimento nel mercato del software, ancora dominato dalle corporations cinesi e statunitensi.

Dovendo competere con il monopolio de facto di Google, Qwant punta sulla privacy, dichiarando di non profilare ne vendere i dati degli utenti, e sulla completezza, includendo una versione lite, una per bambini, una rivolta specificamente al mondo della musica e un sistema di bacheche a metà tra il segnalibro e il social network.

A unire i due progetti è una notizia di pochissimi giorni fa: il team di Brave ha scelto di usare Qwant come search engine di default. Il matrimonio tra i due è stato ampiamente rilanciato dai rispettivi uffici stampa, che han lanciato l'hashtag #BeBraveChooseQwant.

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Quante possibilità di successo hanno questi piccoli player, e quanto questo accordo può incidere positivamente sulla loro diffusione? È difficile dirlo con certezza. Di certo tanto il mercato dei browser quanto quello dei motori di ricerca sono estremamente difficili da scalare, con Google che la fa da padrone in entrambi, e basta vedere le difficoltà che un gigante come Microsoft sta affrontando con Edge e Bing per rendersene conto. E tuttavia la strada del web è lastricata di fortezze apparentemente imprendibili cadute sotto i colpi di piccolo ma agguerriti concorrenti. Tanto l'avvento di Firefox quanto quello di Google sono casi da scuola in questo campo, che partendo quasi dal nulla hanno messo in crisi software ben più noti al grande pubblico come Explorer e Netscape. C'è dunque speranza per Brave e Qwant, a patto che non smettano di puntare sull'innovazione e le novità per gli utenti.