Arriva anche in California la rivoluzione delle quote rosa

Nel mondo del lavoro c’è bisogno, da diverso tempo, di una rivoluzione culturale rispetto alla figura della donna e alla considerazione che si ha di essa. Nel corso degli anni, infatti, moltissime donne hanno riscontrato problematiche per quanto riguarda le possibilità di carriera in vari ambiti lavorativi.

Lo stato della California è pronta a cambiare tutto ciò: ha indetto una nuova legislazione che porterà la presenza di almeno un componente femminile all’interno di ogni Consiglio di Amministrazione facente parte di imprese quotate in borsa.

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La California si adatta

Il provvedimento legislativo in questione è stato approvato il mese scorso dal Senato statale della California ed è stato siglato dal Governatore Jerry Brown solo qualche giorno fa, come affermato da un comunicato stampa ufficiale.

Questa nuova regolamentazione ha stabilito anche che, entro la fine del 2021:

  • le società con cinque membri nel proprio CDA dovranno aggiungere due donne;
  • le società con sei, o più, figure saranno obbligate ad inserire almeno altre tre esponenti di sesso femminile.

A sostegno della direzione presa dalla città della California è intervenuta la senatrice Hannah-Beth Jackson che ha dichiarato al Wall Street Journal come un quarto delle società quotate in borsa in California non abbiano ancora una donna nel proprio consiglio, nonostante numerosi studi del settore evidenzino come le aziende con soggetti femminili all’interno del proprio CDA siano più redditizie e produttive sotto diversi aspetti.

Tuttavia, la legge della California risulta attualmente più debole se confrontata ai regolamenti legislativi di altri paesi europei, come la Norvegia, i quali richiedono una certa percentuale di donne, pari al 40%, per quanto riguarda le aziende più grandi.

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Non hanno tardato ad arrivare le prime critiche al provvedimento in quanto Vicki W. Kramer, autrice dello studio “Critical Mass on Corporate Board” del 2006, spiega che l’imposizione dell’assunzione delle quote rosa possa essere notevolmente controversa e controproducente.

I “detrattori” sostengono infatti che questa sia un’imposizione che quasi sicuramente porterà ad avere, in modo forzato, delle collaboratrici non abbastanza qualificate ed alla potenziale discriminazione ed esclusione, a priori, nei confronti di vari candidati maschili.

Le visioni proposte dal provvedimento legislativo e quelle messe in campo dai più critici vanno esaminate sullo stesso piano e con molta cautela. Le contestazioni mosse denotano un carattere di imposizione che non sprona un vero e proprio cambio culturale, bensì un obbligo teso ad essere una sola imposizione e che viene rivolto verso tutte le aziende, anche quelle che hanno creduto nella competenza dei candidati di sesso femminile.