Il caso di Cambridge Analytica non è ancora finito: Facebook fa appello alla multa imposta dalla Gran Bretagna che ammonta a 500 mila sterline, equivalente al massimo previsto dalla normativa del Regno Unito quando si è parlato per la prima volta dello scandalo.

Facebook aveva tempo fino a mercoledì per pagare o ricorrere, dato che la sanzione è stata formalizzata ad Ottobre dall'ICO (Information Commissioner's Office), l'autorità britannica per la privacy e la protezione dei dati personali.

A detta dell'istituzione nel paese, le persone interessate dal caso Cambridge Analytica ammontano a oltre un milione, mentre sappiamo che in tutto il mondo sono 87 milioni le persone coinvolte. Quindi secondo l'istituzione è palese il fatto che Mark Zuckerberg non ha vigilato sulla privacy e i dati degli utenti britannici, e che debba per forza di cose pagare la multa che gli è stata attribuita.

Il ricorso di Facebook

Il social però di tutta risposta ha fatto ricorso, affermando che non ha alcuna intenzione di contestare il fatto di aver commesso degli errori nella vicenda, ma vuole e ha assicurato la sua volontà di difendersi in tribunale. Effettivamente Facebook ha già detto che avrebbe dovuto fare di più per indagare su Cambridge Analytica e sebbene abbia apportato importanti modifiche alla piattaforma e ristretto in modo significativo le possibilità di accesso agli sviluppatori di app, per l'istituzione dell'ICO la multa deve essere assolutamente pagata.

L'avvocato di Facebook, Anna Benckert, ha affermato che la multa di ICO non si riferisce più agli eventi che coinvolgono Cambridge Analytica perché non è stata trovata "nessuna prova" che gli utenti Facebook nel Regno Unito abbiano condiviso le loro informazioni con la società di analisi.