Cina

Ormai è risaputo, la Cina vuole mantenere il totale e pieno controllo sulla propria popolazione, cercando di limitare il più possibile qualsiasi cosa possa portare a violenza o comportamenti "non adatti". Da anni ormai il governo cinese ha imposto rigide censure soprattutto per quanto riguarda i contenuti che si possono trovare online, dato che il web è quasi un sinonimo di libertà espressiva che può arrivare però a toccare anche lati molto estremi di qualsiasi argomento si parli.

Infatti la Cina controlla nel dettaglio ogni applicazione, ogni social network e ogni sito web che proviene dall'occidente e se gli sviluppatori non rispettano le norme governative o non sono disposti a cambiare tali norme quello che fa la Cina è semplicemente impedirgli l'accesso e nel caso creare un concorrente che rispetti tale norme.
Un esempio è Whatsapp che in Cina non viene minimamente utilizzato dato che è stato sostituito da WeChat.

La chiusura dei siti

Dopo una campagna di 3 mesi contro contenuti "dannosi" la Cina si è ritrovata a chiudere 4000 siti web che non rispettavano in alcun modo le norme dettate dal governo.
L'agenzia di stampa statale Xinhua ha annunciato che i contenuti che sono stati bloccati presentavano violazioni del copyright e diffusione di materiale dai "valori impropri" come volgarità o oscenità ma la purga sembra anche essere stata rivolta a piattaforme che offrivano e-book gratuiti. L'agenzia ha dichiarato:

Ci sono stati un certo numero di queste repressioni prima, e il popolo cinese si aspetta che non siano siti web a cui accederà regolarmente o di cui non possa fare a meno.

Riferendosi alle piattaforme che offrono e-book gratuiti ha aggiunto:

I media stanno decisamente sottolineando che le repressioni sono più legate alle persone che leggono cose per le quali dovrebbero pagare, piuttosto che accedere a contenuti sovversivi.