Internet è ormai un mezzo di grande importanza per lo scambio di contenuti di ogni natura e per tutelare gli interessi economici legati è necessaria una legislazione in grado di tutelare i diritti d’autore di chi ha realizzato i contenuti in questione. Proprio nel momento in cui anche Microsoft ha capito l’importanza dell’open source il parlamento europeo sta lavorando su un regolamento comunitario per regolamentare il copyright.

Ritengo che sia necessaria una regolamentazione unica per evitare di avere 28 (o forse 27) leggi diverse in materia, ho analizzato il progetto comunitario attraverso la mia esperienza sia come utente e divulgatore dell’open source, sia come blogger di innovazione e non posso che esprimere un’opinione fortemente negativa su una proposta che in alcune parti va oltre ogni regola del buon senso, che renderebbe estremamente difficili le attività dei professionisti del settore e degli utenti che subirebbero delle ripercussioni nella vita digitale quotidiana. Per questo ho deciso di sostenere la petizione “changecopyright” lanciata dalla Mozilla Foundation, sempre in prima linea per un’Internet a misura di utente.

Gli articoli 3, 11 e 13 del codice europeo sul copyright proposto introdurrebbero infatti delle rigidità a danno delle attività digitali

Uno degli argomenti più trattati su BreakingTech sono l’intelligenza artificiale e la data analytics, obiettivo di startup e corporation. La necessità di accedere ai dati rende queste tecnologie oggetto di attenzione per le leggi sul copyright e anche quindi della nuova proposta che le tratta nell’articolo 3. Secondo questo articolo gli unici soggetti autorizzati a occuparsi del data mining dovrebbero essere gli istituti di ricerca.

Questo frenerebbe sul nascere un mercato europeo di servizi offerti da startup innovative e renderebbe difficile l’accesso ai dati anche a giornalisti e blogger, facendo perdere ai cittadini le preziose opportunità d’informazione che derivano da queste tecnologie visto che siamo anche davanti alla nascita di un data-driven journalism con l’intelligenza artificiale in un ruolo chiave. Ritengo inopportuno introdurre una regolamentazione su un settore che sta già producendo risultati concreti fuori dall’Europa e sul quale potremo ritornare in seguito se si dovesse presentare la necessità di inserire dei limiti.

L’articolo 11 avrebbe un costo insostenibile per le piccole realtà che fanno informazione sul web e che rischierebbero forti penalizzazioni, come dimostra il caso spagnolo.

L’articolo in questione estende il diritto d’autore dei prodotti digitali giornalistici ai ritagli degli articoli per 20 anni dalla pubblicazione. I contenuti che verrebbero protetti sono ad esempio le brevi descrizioni degli articoli che vengono mostrate su Google News. In Spagna hanno già approvato una direttiva simile che avrebbe imposto a Google il pagamento di royalties ai produttori dei contenuti e che ha provocato la chiusura del servizio nel paese iberico.

Il risultato di questa chiusura è stato un calo delle visite per tutti i siti che fanno informazione. I grandi editori hanno però un grande seguito, grandi account social, dipartimenti marketing con professionisti di alto livello, soldi da investire e anche un pubblico che va direttamente sui loro siti per cercare le notizie. Le vittime principali di questo tipo di direttive sono i blogger, le realtà come BreakingTech che ottengono visibilità attraverso il servizio dell’azienda di Mountain View e che aumentano le fonti da cui il pubblico può ottenere informazione.

L’articolo 13 imporrebbe a tutte le piattaforme che accettano contenuti degli utenti degli oneri di controllo eccessivi.

Attualmente nel caso si riscontri su una piattaforma un contenuto non conforme alle regole sul copyright è sufficiente segnalarlo e aspettare che venga eliminato. Questa è una procedura equilibrata, non esente da errori, ma che non rappresenta un rischio per chi opera sul web in modo onesto. Con l’articolo 13 ogni sito sarebbe legalmente responsabile di tutti i contenuti inseriti dagli utenti, richiedendo delle procedure di controllo sistematiche, invasive e costose. I controlli preventivi metterebbero inoltre in dubbio anche la presunzione d’innocenza, elemento chiave della nostra civiltà.

Tra i siti in questione sono presenti le piattaforme che prevedono lo scambio di codice tra gli utenti come GitHub e Stack Overflow che rappresentano un importante motore d’innovazione per il coding e per lo sviluppo di software libero e open source.

Non dobbiamo perdere il treno dell’innovazione

Dobbiamo respingere con forza queste proposte che mettono a rischio lo sviluppo tecnologico nel Vecchio Continente e che rischiano di farci perdere un treno d’innovazione dove sono già dentro Stati Uniti e Cina.

Potete supportare questa causa con la petizione savecodeshare della Free Software Foundation Europe e con le iniziative di Mozilla Italia. Il prossimo appuntamento sono i LinuxDay che si terranno in tante città italiane il 28 ottobre per promuovere la sicurezza su internet e dove saranno presenti, in molti casi, dei rappresentanti della Mozilla Foundation. Io presenterò il rapporto sulla salute di Internet durante l’evento di Cagliari.