Sardex

Han fatto scalpore le dichiarazioni del sindaco di Napoli De Magistris, che ha affidato ad un post su Facebook una proposta di grande impatto: dotare la città partenopea di una propria moneta, complementare ed indipendente dall'euro. Da ogni fazione politica e dalla stampa nazionale sono piovute critiche, in buona parte legittime e dovute alle oggettive difficoltà che un'operazione del genere richiederebbe. E tuttavia non è sbagliato ricordare che modelli simili esistono e – a dispetto delle apparenze – spesso funzionano. E' il caso del Sardex.

Nato in Sardegna nel 2010 dalla mente di quattro giovani (tutti ex "cervelli in fuga"), si tratta di un circuito di credito commerciale operante su tutto il territorio dell'Isola basato su un sistema di crediti e debiti tra fornitori e compratori.

Ma come funziona esattamente?

Il principio è semplicissimo: un'azienda che vuole espandersi, ma non ha la liquidità necessaria, può far richiesta di entrare nel circuito Sardex. I gestori verificano che i beni di quell'azienda possano avere un mercato dentro il circuito (se la richiesta proviene da un imprenditore vinicolo, ad esempio, si controlla che ci siano ristoranti ed enoteche a sufficienza), e una volta ammessa, riceve Sardex per una cifra pari a 25mila euro. Con questi potrà comprare da altre aziende del circuito tutto ciò di cui necessita per espandersi, per poi aumentare le vendite sia in euro che in Sardex, così da ripianare il debito di 25mila contratto inizialmente e avere un mercato parallelo permanente. Primo dei principi fondamentali che reggono in piedi il sistema è che i crediti non siano convertibili in moneta corrente, ergo le aziende sono spronate a continuare a effettuare transazioni all'interno del circuito. Secondo, tanto i debiti quanto i crediti non sono soggetti a interessi, quindi gli operatori saranno spinti a far circolare i Sardex e non a conservarli. Terzo ed ultimo principio fondamentale, chi ha debiti in Sardex è spinto a ripianarli, perché dopo un anno il suo credito verso il sistema andrà restituito in euro.

Paletti non secondari, perché cambiamo il paradigma classico della nostra economia: se normalmente l'imprenditore mira ad accumulare capitale, e quindi moneta, nel circuito Sardex si è spinti a reinvestire subito i crediti ottenuti. Non una differenza da poco in un momento storico in cui le banche faticano a concedere prestiti e l'economia rallenta sempre più.

A tutto ciò i quattro giovani creatori hanno voluto abbinare una visione fortemente incentrata sul locale, che crea relazioni de visu sia tra le diverse aziende, sia tra aziende e gestori, permettendo così di evitare bolle e saper sempre valutare quali e quante imprese possano essere ammesse nel circuito. E d'altronde non c'è da stupirsi, se pensiamo che la velocità di circolazione del Sardex è di sei volte superiore a quella dell'euro.

Ovviamente non mancano i rischi nel cammino dell'impresa sarda: uno shock nell'economia italiana e isolana potrebbe avere pesanti ripercussioni anche all'interno del circuito, e un errore di valutazione nella selezione delle aziende ammesse potrebbe risultare fatale.

Ma ad oggi la Sardex S.p.A. ha avuto riscontri più che positivi: nel 2017 sono transitati nel circuito l'equivalente di 67 milioni di euro e il sistema conta numerosi emuli in ogni regione d'Italia. Ma anche fuori dal bel paese, questo modello di scambio alternativo ha suscitato grande curiosità, tanto che sia l'UE che l'ONU hanno voluto incontrare i fondatori del progetto per capire se sia possibile esportare l'intuizione anche nel resto del mondo.

È a questi esempi che guarda il sindaco di Napoli? Non ci è dato saperlo, né possiamo escludere che si tratti di una semplice boutade propagandistica. Ma che il nostro paese, spesso ai margini dell'innovazione, sia la casa d'idee nuove e potenti come il Sardex non può che essere una buona notizia.

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