Tesla è ufficialmente nel mirino dei mercati che cercano di comprendere la situazione della società a seguito di vicende poco chiare emerse nelle ultime sei settimane e che riguardano sia la società sia il CEO Elon Musk. Uno degli obiettivi chiave al momento è prevedere quelle che saranno le prossime azioni dell'azienda in un quadro che si complica anche sul fronte giudiziario.

Il Dipartimento di Giustizia chiede documenti

Il mese scorso Elon Musk ha scritto un tweet presentando l'intenzione di ritirare Tesla da Wall Street e garantendo, con la formula "funding secured", la disponibilità dei fondi per compiere l'operazione di riacquisto a 420 $ per azione. Il tweet è stato seguito da un acceso dibattito ed è finito sotto la lente della SEC con lo scopo di verificare la veridicità di quanto affermato dal CEO.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha deciso di procedere con una "richiesta volontaria di documenti", senza dunque emettere accuse formali al momento. Questo tipo di procedura, se emergono fatti rilevanti, porta a un procedimento penale anche se la società ha espresso in un comunicato di confidare in una soluzione rapida della vicenda.

Questa richiesta di documenti è slegata però dalle azioni civili che stanno proseguendo, come quella della SEC e quelle di numerosi investitori che hanno deciso di portare Tesla ed Elon Musk in tribunale. Senza considerare l'azione che vede il CEO impegnato personalmente contro il soccorritore inglese Vernon Unsworth, accusato da Musk di pedofilia.

liquidità
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I problemi giudiziari sono accompagnati anche da una condizione finanziaria della società non apprezzata dai mercati. L'azienda ha subito un downgrade da Morgan Stanley che invita alla cautela, in particolare attraverso l'analista Adam Jonas che ha espresso dei dubbi sulla strategia della società che non prevede di raccogliere nuovi investimenti.

La banca prevede infatti che nell'ultimo trimestre Elon Musk si presenterà ai mercati per richiedere 2,5 miliardi di dollari che si renderanno necessari visto che la società non ha adottato in precedenza una politica di accantonamento, ritenuta best practice per le società tecnologiche. Ad esempio, Alphabet (Google) ha 88 miliardi di dollari di liquidità a disposizione e una buona disponibilità di fondi consente di gestire meglio i periodi di minor fiducia, che sono anche i peggiori per chiedere nuovi investimenti.