E-GAP VAN ricarica auto elettriche Eugenio De Blasio

Occorre sempre di più prendere coscienza di quello che sta accadendo al nostro pianeta e di quanto investire in progetti green sia importante. Abbiamo più volte parlato di realtà vicine a questi temi ed intervistato personalità di spicco in questi ambiti.

Per questo motivo oggi abbiamo intervistato il fondatore e presidente di E-GAP, Eugenio De Blasio. E-GAP è una startup che si pone come il primo operatore mobile di ricarica per veicoli elettrici. Il progetto, completamente italiano, è il primo di questo genere in Europa e sfrutta una flotta di van elettrici per erogare un servizio “a chiamata” (Recharging and Delivery on demand) tramite app e web, con la stessa potenza delle vere e proprie colonnine fast charge.

Eugenio de Blasio E-GAP Green Arrow Capital
Eugenio De Blasio, fondatore di E-GAP e Green Arrow Capital.

De Blasio vanta un ormai conclamata esperienza in aziende innovative e in generale nel settore finanziario. Questo anche grazie al ruolo di amministratore delegato di Green Arrow Capital, di cui è già azionista di riferimento e Managing Partner. È già stato AD di due aziende quotate al NASDAQ nelle telecomunicazioni ed energie rinnovabili, Vice Presidente di Assosolare, consigliere di amministratore e responsabile internazionalizzazione per Assorinnovabili.

In Italia sono poche le persone che considerano l’acquisto di un’auto elettrica. Per quale motivo?

Tutti gli operatori del settore sono concentrati sulle batterie, sui modelli di auto e sulle stazioni di ricarica, ma nessuno di questi ha pensato al cliente. La nostra soluzione mette il cliente al centro di tutto e gli offre un servizio di comodità. Il problema delle autovetture elettriche è che tutti i potenziali acquirenti si pongono due semplici domande: innanzitutto il “range anxiety”, ovvero che autonomia può avere la batteria. Secondo, quando sono scarico, dove trovo un punto di ricarica? La problematica infrastrutturale che accompagna l’auto elettrica è importante e ne frena la diffusione.

Ciononostante, in Europa circolano circa 2 milioni di autovetture elettriche, con i paesi nordici che trainano il mercato. La rivoluzione elettrica sta accadendo, come si può notare con il car sharing; chi va avanti è chi offre servizi sulla mobilità e stanno migrando tutti sull’elettrico.

In che modo, i mezzi elettrici, cambieranno il modo di vivere la mobilità in città? Quali sono i benefici?

La tecnologia, come tutto, è inizialmente molto costosa, ma una volta raggiunta una grande diffusione diventa comparabile. Già dall’anno prossimo diverse case automobilistiche, tra cui ad esempio anche Smart, equiparano il costo di un’auto elettrica rispetto alla corrispettiva a benzina o diesel. Il diesel sta scomparendo per motivi ambientali.

A parità di autonomia il beneficio è rappresentato innanzitutto dalla parte ecologica, e poi se il costo è comparabile diventa anche economicamente vantaggioso. Quindi per quale motivo uno non dovrebbe comprare un’auto elettrica? Ad un certo punto se uno vorrà una Smart, dal 2020 la potrà comprare solo elettrica. Inoltre le nuove auto elettriche, ad esempio Mercedes, con la scusa dell’elettrico vantano un design molto più moderno e all’avanguardia, e questo piace soprattutto anche ai millennials, che sono pronti ad accogliere queste sfide.

Abbiamo condotto un sondaggio e abbiamo riscontrato che sono sempre meno i ragazzi che al compimento dei 18 anni chiedono ai propri genitori di comprare loro un’automobile preferendo, specialmente nei grandi comuni, il car sharing. Ha ancora senso investire nell’acquisto di un’auto nel 2018?

Confermo che questo è un trend, l’autovettura nelle grandi città viene vista come una commodity, non c’è più il concetto vecchio degli italiani che ci tenevano tanto alla macchina. Sicuramente nelle città caotiche più grandi come Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze il problema dei parcheggi, dei centri storici che richiedono un permesso e l’evoluzione delle normative in merito all’inquinamento, che permettono l’ingresso in città solo alle auto di ultima generazione, fanno sì che l’acquisto di un’auto propria venga disincentivato.

Tra l’altro si verifica anche un altro trend, in materia finanziaria: oggi quasi il 50% delle vendite viene effettuato tramite leasing o noleggi a lungo termine, quindi il vecchio proprietario “al 100%” della sua auto sta scomparendo, a meno delle utilitarie. Tuttavia, non tutti vivono nel centro della città, quindi un’autovettura per un giovane si può acquistare, con queste formule finanziariamente accattivanti. Sicuramente noi, che accettiamo la sfida della diffusione dell’auto elettrica, sappiamo che l’auto è il mezzo di trasporto preferito dagli italiani; che poi sia in car sharing o di proprietà poco importa. La nostra funzione è quella di accompagnare la rivoluzione energetica, non quella di sapere di chi è la vettura.

Come è nata l’idea del “van-caricatore”?

Io sono uno degli ingegneri del settore delle energie rinnovabili in Europa e un innovatore, sono profondamente convinto, da una parte, della rivoluzione tecnologica e, dall’altra, dalla generazione dell’energia da fonti rinnovabili. Sono anche un ecologista naturale. Volevo acquistare un’auto elettrica e ho descritto le mie problematiche da consumatore, quindi ho pensato di costruire un servizio che fosse intorno a me. Alla fine, come detto prima, il problema deriva dal fatto che gli stakeholders si sono concentrati sul loro prodotto anziché sul loro cliente.

Invece io ho pensato di disegnare un servizio che fosse per me utile, per due ragioni:
la prima ragione è la parte “emergenziale”, quindi nel caso in cui il mio veicolo sia quasi o completamente scarico ho bisogno di un servizio a domicilio, perché di fatto non posso portare la mia macchina da una colonnina, le colonnine sono poco diffuse; serviva una sorta di carro attrezzi elettrico e noi lo siamo. Da qui in poi diventa un servizio di comodità e passiamo ad un uso “essenziale”, di fatto io sto creando un nuovo bisogno nei consumatori. Grazie alla macchina elettrica è possibile oggi che il “benzinaio” venga dal cliente. Tra l’altro non si chiamerà più benzinaio: lanceremo un sondaggio nelle scuole per capire come chiamarlo in futuro. Stiamo cambiando il paradigma del refueling, quindi a partire da un uso solo per le “emergenze”, faremo diventare un’abitudine per tutti quella di essere ricaricati a domicilio.

Questo è un vantaggio incredibile per la frenesia della nostra vita. Noi abbiamo uno slogan: “Regaliamo energia al tempo”, noi crediamo che tutti si debbano concentrare di più nei momenti essenziali della propria vita. Tutto ciò che ci fa perdere tempo, come la ricarica, non le vogliamo. Inoltre annunceremo presto una serie di servizi insieme a quello principale.

Sicuramente lo sviluppo dell’idea è stato lungo. Quale è stata la sfida più grande durante la realizzazione?

L’idea è partita 2 anni fa. La sfida più grande è stata quella di unire una forte complessità tecnica delle batterie con una potenza sufficiente a funzionare come colonnina a ricarica rapida, metterla in un camioncino elettrico, che già di per sé ha certe limitazioni, e poi far funzionare il tutto con il pagamento attraverso una app come Uber.

Dove e quando sarà disponibile il servizio?

Il lancio è a livello europeo, tutti possono scaricare la nostra app, il servizio inizierà ad essere operativo per il cliente finale verso fine anno/inizio 2019. Inizialmente a Milano e Roma, poi ci diffonderemo sul resto delle città, anche in Europa (Parigi, Berlino, Londra, Stoccarda, Madrid, Amsterdam, Utrecht e Mosca, ndr).

Mettiamo caso che la mia auto si scarichi nei dintorni di Milano. Tempi di ricarica inclusi, quanto tempo impiego a tornare in strada con E-GAP?

Inizialmente il servizio sarà disponibile nell’area metropolitana e negli aeroporti, quindi in aree extraurbane è più difficile, partiremo gradualmente. La velocità di ricarica dipende dalla tipologia di vettura elettrica, possono essere a ricarica rapida o lenta. Il nostro servizio ha una disciplina che prevede una durata di mezz’ora, quindi in questo lasso di tempo è possibile caricare fino all’80% una vettura con ricarica rapida. Con la ricarica lenta si tratterà di circa il 30%. Noi ovviamente cerchiamo di caricare il più possibile, ma sempre in un arco di 30 minuti.

Vorremmo farle qualche domanda su Green Arrow. Come spiegherebbe ai giovanissimi cos’è una società di Venture Capital?

Green Arrow è un gruppo finanziario che ho fondato nel 2013 insieme a Daniele Camponeschi, mio socio storico. Tutt’ora siamo i soci di riferimento del gruppo e abbiamo 7 partner. Siamo concentrati soprattutto su Private equity, infrastrutture e Private lending. Il Venture Capital è un settore che accompagna le aziende che nascono e hanno un Proof of Concept, ovvero una dimostrazione che l’idea funziona. Il ruolo del VC è quello di accompagnare l’azienda nella prima crescita, non primissima perché sarebbe più il ruolo degli Angels, come gli incubatori. Il Venture Capital entra un po’ dopo, quando si è dimostrato che l’idea funziona. Il nostro compito è quello di insegnare ai soci della startup come ragionano il mondo finanziario e il mercato strutturato. Il secondo obiettivo è quello di dare “boost”, aiutare l’iniziativa a collegarsi con iniziative simili o ad avere il migliore accesso al mercato di capitali per altri round.

C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere?

Ci tengo a dire che dobbiamo essere ottimisti, credere nei nostri giovani e nell’innovazione. Siamo un paese fantastico, pieno di problemi, ma non bisogna smettere di crederci. Si può innovare e si possono concepire idee capaci di cambiare il mondo. Noi siamo i primi al mondo con la nostra iniziativa, non dobbiamo per forza vivere nella Silicon Valley per essere innovatori e per cambiare il nostro futuro. Noi siamo dei campioni a livello mondiale, sono orgoglioso di essere italiano, dobbiamo solo osare di più e avere meno paura.