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In foto si può vedere l'esterno della sala congressi della Apple Academy di San Giovanni a Teduccio

È iniziato con il suono della sirena di una fabbrica il talk della serie CasaCorriere alla Apple Academy di San Giovanni a Teduccio, nei pressi della periferia orientale di Napoli. Un quartiere, quello di San Giovanni, dove, forse per una mancata lungimiranza dei costruttori, i binari del treno bloccano il passaggio del corso principale al mare.

La fabbrica dell'arte tecnologica

Una sirena. Non fisica, ma immaginaria. A rievocare quest'immagine è stato Gaetano Manfredi, rettore dell'Università Federico II, che in apertura ha parlato della fabbrica che si ergeva al posto della sede universitaria. Una sirena, che scandiva le attività dei lavoratori della Cirio, che in tale sede anni fa produceva aceto. Adesso quella fabbrica non c'è più e da un produttore celebre per i suoi pomodori si è passati ad un altro famoso per la sua mela.

In effetti il concetto di fabbrica non è estraneo all'ideologia alla base dell'Apple Academy: in comune le due cose hanno un obiettivo di formazione; solo che nel primo caso parliamo di una produzione in serie, mentre nel secondo si tratta di un esperimento volto a formare menti uniche ed aperte a qualsiasi commistione, di carattere culturale o professionale.

Tradizione ed innovazione

Proprio a proposito di ciò è stato ricordato da Manfredi il viaggio in Francia che Gioacchino Murat fece fare ai propri studenti dopo la fondazione del polo di Ingegneria di Napoli (1811), con il fine di acquisire importanti libri per la facoltà. Oggi i tempi sono cambiati, ma l'obiettivo rimane lo stesso: ampliare i propri orizzonti tramite la formazione di una cultura cosmopolita.

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Logo dell'evento, disegnato da Mimmo Paladino

"Dall'orizzonte alle radici" recita il disegno simbolo di questo incontro, che tramite la sua bizzarra geometria sembra invitarci a vedere il mondo da un'altra prospettiva, senza dimenticare gli insegnamenti del passato. Da una parte, infatti, vediamo il progresso, simboleggiato da imponenti grattaceli, dall'altra delle linee spezzate che indicano le radici. Il tutto contornato da un volto, che simboleggia l'umanità.

Matematica, musica e amore

Non a caso uno degli argomenti scaturiti nel corso dell'incontro è stata l'impossibilità dell'esistenza dell'hi-tech senza la cultura e la passione che solo gli uomini sono capaci di dare.
In particolare Nicola Saldutti (Caporedattore della sezione Economia del Corriere della Sera che si è prestato per moderare l'evento) ha ricordato una celebre frase del matematico napoletano Renato Caccioppoli:

"Per tre cose vale la pena di vivere: la matematica, la musica e l'amore"

E a San Giovanni a Teduccio oggi è stato raccontato quali opere d'arte è possibile realizzare tramite la fusione di queste cose.

A parlarcene sono stati Fabio Viola, Alessandro Rak e Carlo Morelli, in tre modi diversi.

Il primo ha unito la propria passione per l'informatica all'archeologia (in cui è laureato) progettando un videogioco per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Non si tratta di una mera mappa virtuale o di una guida interattiva, bensì di un modo completamente nuovo di approcciarsi alla cultura, che ha portato in sei mesi 1,1 milioni di persone al mondo a conoscere le eccellenze della nostra terra. Il titolo dell'opera è Father and Son (l'app è disponibile gratuitamente su Android ed iOS), e racconta anni di arte e cultura attraverso la storia di un figlio che non ha mai conosciuto il padre.

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Da sinistra verso destra: Alessandro Rak (regista), Francesco Tuccillo (presidente ACEN), Fabio Viola (archeologo, game designer) e Nicola Saldutti (redattore della sezione economica del Corriere della Sera)

Grazie alla scommessa del MAN e di Viola, la creazione di opere interattive di questo genere potrebbe diventare uno standard per i fornitori di cultura nel futuro, ed al proposito è stata accennata da Emmanuela Spedaliere, direttore marketing del teatro San Carlo, una possibile collaborazione futura di quest'ultimo con la struttura.

San Carlo che ha preso parte alla manifestazione tramite il gruppo di studenti del liceo artistico Margherita di Savoia, diretti da Carlo Morelli. La piccola orchestra in particolare ha eseguito il tema principale di "My Fair Lady", ed ha mostrato come l'alternanza scuola/lavoro possa essere un'occasione per arricchire gli orizzonti degli studenti, facendogli provare il brivido di un palco ed aprendogli via lavorative che non avrebbero mai potuto immaginare sui banchi di scuola.

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In foto, l'orchestra guidata da Carlo Morelli

Alessandro Rak invece ha dimostrato con i suoi lavori, ed in particolare grazie all'ottimo lavoro fatto con il recente film Gatta Cenerentola, come sia possibile proporre arte all'avanguardia in un contesto considerato – troppo spesso ingiustamente – retrogrado. Rak ha sopperito alla mancanza di fondi per la realizzazione del film d'animazione tramite un software open source modificato opportunamente dai propri collaboratori. Nel suo racconto Alessandro parla di un team di sviluppo piccolissimo, e di un ambiente di lavoro amichevole, quasi familiare. Persino le collaborazioni esterne sono riuscite a valorizzare gli artisti del territorio: ricordiamo infatti il singolo che la band rock campana Foja "A chi appartieni" ha realizzato appositamente per la pellicola.

Un polo contro la fuga di cervelli

Rak ha lasciato la scena con una frase semplice ma d'effetto, dedicata agli scettici che non credevano nel pubblico e nelle risorse partenopee.

"Non capivo perché non si potesse fare qui"

Frase che è diventata un po' l'emblema ed il riassunto di quest'incontro, nonché del concetto alla base della creazione dell'Apple Academy che l'ha ospitato. Manfredi infatti ha visto la creazione della nuova sede dell'Università come un'occasione per riqualificare una zona trascurata della città. E l'idea sta funzionando, anche in questo senso: nell'area stanno sorgendo infatti nuovi bar e negozi. Ed è solo l'inizio. Per il Rettore si tratta di uno stimolo per la rigenerazione dell'Università intesa come istituzione, grazie ad i suoi metodi alternativi che stanno già avendo ottimi risultati, e per la rinascita della città.

Una volta usciti dalla sala congressi, dai finestroni delle imponenti strutture di San Giovanni a Teduccio (realizzate egregiamente dall'architetto giapponese Yoshimoto) è possibile vedere le due realtà del Sud (ed in particolare di Napoli): da una parte una vista mozzafiato del Vesuvio, che rappresenta la Passione e la Bellezza, o come direbbe Caccioppoli "la matematica, la musica e l'amore", e dall'altra il degrado. Un degrado sterile e buio che può essere sconfitto grazie agli spunti, alle idee, ed alla voglia di mettersi in discussione. E quelle di cui si è parlato oggi sono solo alcune delle tante luminose stelle che è in grado di sfoggiare questa costellazione.