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Rod Rosenstein, avvocato che si sta occupando del caso

Lo scandalo tra Facebook e Cambridge Analytica non è stato l’unico polverone mediatico alzatosi in relazione alle ultime elezioni americane. Arrivano dalla lontana Russia ulteriori notizie sulla manipolazione dei voti, che, lo ricordiamo, non è stata effettuata attraverso un qualche metodo subdolo per influenzare il pensiero delle masse, bensì con l’hacking della Democratic National Committee.

È ormai da gennaio dello scorso anno che si è venuti a conoscenza di questo importante reato commesso da 12 ufficiali dell’intelligence russa e stanno iniziando ad arrivare le prime condanne; tra gli indagati è stato aggiunto anche Vladimir Putin, il presidente russo.

I bitcoin sotto accusa

In ogni caso, qualche ora fa sono trapelate ulteriori notizie sulla faccenda. Gli hacker a quanto pare avrebbero pagato gli strumenti per manomettere le elezioni – influendo negativamente sulla campagna elettorale della Clinton – utilizzando Bitcoin ed altre criptovalute. Ciò ha fatto riflettere su quanto possa essere semplice usare queste valute per effettuare transazioni anonime, e comprare praticamente qualsiasi cosa senza essere tracciati. Adesso si è trattato di un attacco informatico, ma un giorno, nelle mani sbagliate, i Bitcoin potrebbero finanziare un attacco terroristico su larga scala. Ecco un frammento dell’accusa che ne parla nel dettaglio:

“I Convenuti hanno cospirato per riciclare l’equivalente di oltre 95.000 dollari attraverso una rete di transazioni strutturate per capitalizzare l’anonimato. […] Hanno anche ottenuto l’assistenza di uno o più mercanti di terze parti che hanno facilitato le transazioni a più livelli attraverso piattaforme di scambio di valute digitali fornendo un elevato anonimato.”

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Il processo è ancora in corso, e le domande sono tante

Non esiste un solo punto di vista

C’è anche da dire che gli hacker in questione hanno usato degli account VPN per fare acquisti, e che il completo anonimato non è stata totalmente “colpa” dei Bitcoin. Il vantaggio principale di questi ultimi è che parecchi venditori li accettano istantaneamente, senza farsi domande sulla loro provenienza.

In definitiva, durante questo processo si sta cercando di mettere in cattiva luce quelli che non sono nient’altro che dei semplici strumenti finanziari.