Equity crowdfunding, finalmente aperto alle PMI

L’Equity Crowdfunding è lo strumento finanziario innovativo che consente alle imprese di offrire partecipazioni societarie in cambio di piccoli investimenti. La più recente novità in campo normativo è l’apertura a tutte le Piccole e Medie Imprese. Come siamo arrivati a questo punto? Cosa implica questa decisione per il mercato digitale?

Storia dell'Equity Crowdfunding in Italia

L'Italia è stata, nel 2012, il primo paese a dotarsi di una legislazione specifica in materia di Equity Crowdfunding e nel 2013 di un regolamento operativo, scritto dalla CONSOB.

L'accesso a questo strumento era però limitato alle sole startup innovative, società che producono beni o servizi con alto valore aggiunto tecnologico o biotecnologico, e con requisiti tra i quali figurano quelli degli investimenti in ricerca e sviluppo, del fatturato e del non distribuire utili. Le imprese interessate non erano molte e lo strumento non ha avuto il successo sperato.

Una prima estensione dell'accesso a questo strumento di finanza innovativa è arrivata con l'Investment Compact del 2015, che ha introdotto le PMI innovative, aziende con requisiti meno stringenti rispetto alle startup innovative, e ha esteso ad esse l'accesso all'Equity Crowdfunding.

Come già citato, la vera novità viene però dalla recente manovra, in particolare dall'Art.57.

Art 57

1. All'articolo 26, commi 2, 5 e 6, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.221, le parole: "start-up innovative" e "start-up innovativa", ovunque ricorrano, sono sostituite dalla seguente: "PMI."

La legge sopracitata estende dunque a tutte le PMI quest'opportunità di finanziamento, con ripercussioni anche sul mercato digitale.
Operano infatti, in tale mercato, anche imprese che non hanno un importante valore tecnologico, ad esempio quelle che producono contenuti come i giornali online, che adesso possono sfruttare questo canale di finanziamento.

Organizzare una campagna di Equity Crowdfunding

Il primo passo per organizzare una campagna è individuare l'obiettivo di finanziamento e la partecipazione che si è disposti a cedere, per poi scegliere una piattaforma che ospiti la raccolta fondi.

Sono numerose le piattaforme di Equity Crowdfunding italiane, tra le più conosciute vi sono StarsUp, Tip Ventures, CrowdFundMe e Unicaseed, per un totale di 19 piattaforme.
Un passo intermedio, imposto dalla legge, è la ricerca di un investitore professionale disposto a coprire almeno il 5% dei fondi richiesti.

Rispetto ai primi regolamenti, la platea di persone con tali caratteristiche si è ampliata e include, oltre ai classici investitori professionali (Banche, Venture Capital) anche investitori con almeno due delle seguenti caratteristiche:

  • Un elevato numero di operazioni sul mercato in questione;
  • Un portafoglio pari ad almeno 500000 €;
  • Aver lavorato per almeno un anno nel settore finanziario.

L'inserimento di un progetto in un portale di crowdfunding non è garanzia di successo, dovete quindi ricordarvi di seguire la campagna con attenzione, curando nei minimi dettagli gli aspetti comunicativi.

Lo strumento in questione ha implicazioni legali e fiscali diverse da quelle delle altre forme di Crowdfunding (Reward, Donation, Lending), sia per chi organizza la campagna sia per chi la supporta.

I portali sono infatti generalmente organizzati per offrire la consulenza necessaria almeno sotto questi aspetti.
Buona fortuna e fateci sapere la vostra esperienza col crowdfunding!