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Mark Zuckerberg, CEO di Facebook

Dopo il caso Cambridge Analytica, per Facebook le ultime settimane sono state dure; oltre alla violazione dei dati si è alzato un polverone anche per quanto riguarda la pubblicità mirate, che sono molto presenti nel sito. La società di Mark Zuckerberg ha tentato in tutti i modi di riacquisire la fiducia nei suoi utenti, riassumendo le pagine delle privacy da 20 a 1 e promettendo di rimuovere la pubblicità mirata.

 

Cosa ne pensano gli esperti?

Secondo alcuni sociologi ed esperti di tecnologia, in particolare il dott. Evgeny Morozov, queste contromisure saranno la causa della caduta di Facebook, e per questo che molti non escludono il fatto che Facebook potrebbe introdurre un abbonamento mensile da pagare.

Altre “coltellate” arrivano dai principali concorrenti e rivali di Facebook che insistono sulla violazione degli articoli 20, 21, 22, 24 e 25, del Codice del Consumo, in quanto, da un lato, il social media non informerebbe adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, l’utente dell’attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati che egli cede. Ad aggravare la situazione ci sono anche molti sociologi che affermano che molti social, in particolare Facebook lavorino per una comunità, quanto piuttosto artefici di un progetto globale di aspirazione di dati dai cittadini.

Secondo il sociologo ed esperto di tecnologia e informazione Evgeny Morozov, direttamente da The Observer:

“Come altre aziende del settore, Facebook guadagna scavando in profondità nei nostri dati personali: prima viene il profitto poi le implicazioni sociali e individuali”

spiega dalle pagine di Internazionale.

Facebook è un sintomo, non la causa dei nostri problemi. A lungo andare, accusare la sua cultura aziendale si rivelerà inutile quanto accusare noi stessi. Quindi invece di discutere dell’opportunità di spedire Zuckerberg nell’equivalente aziendale dell’esilio, dovremmo fare del nostro meglio per riorganizzare l’economia digitale a favore dei cittadini, e non solo di una manciata di aziende miliardarie che considerano gli utenti dei consumatori passivi senza idee politiche ed economiche né aspirazioni

Quindi il futuro roseo dell’era digitale che tutti si aspettavano non sarà più così scontato, potrebbe assomigliare più al celebre romanzo di George Orwell “1984”.