Facebook, Mark Zuckerberg, Cambridge Analytica, ICO, Information Commissioner’s Office
Zuckerberg durante delle scuse pubbliche

Ormai tutti sono a conoscenza del recente scandalo scoppiato di recente, riguardante Facebook e Cambridge Analytica. La società di data mining britannica ha ottenuto e rivelato informazioni riservate per conto del colosso social, e Mark Zuckerberg è finito sotto il mirino degli utenti indignati e di numerose nazioni, spaventate dal danno e dalle potenzialità negative che tali dati riservati potrebbero avere nelle mani sbagliate.

La multa

Sul fatto che Zuckerberg fosse colpevole non c’erano dubbi, e lui stesso ha avuto modo di ammetterlo e scusarsi pubblicamente nel corso degli ultimi mesi, e l’Information Commissioner’s Office (ICO) – autorità garante delle comunicazioni in Inghilterra – non ha tardato a sanzionare Facebook per questa violazione delle normative.

L’unico problema è che la legge applicata risale al 1998, quando non si sarebbe mai potuta immaginare la mole di dati coinvolta in un reato simile. La multa quindi risulta irrisoria per la società che fattura centinaia di miliardi l’anno. Parliamo di cinquecentomila sterline, ovvero l’equivalente – quanto detto dal Guardian – di cinque minuti di lavoro di Facebook.

Non solo una questione di soldi

Elizabeth Denham, Information Commissioner di ICO, ha tenuto a precisare che i soldi non sono tutto in questa faccenda:

“Non è solo questione di multe. Ogni azienda si preoccupa della propria reputazione, perché la gente vuole avere la sensazione che i propri dati siano al sicuro”.

Facebook, Mark Zuckerberg, Cambridge Analytica, ICO, Information Commissioner’s Office
Elizabeth Denham

Ricordiamo che la sanzione non è ancora effettiva, ed a quanto detto dalla chief privacy officer Erin Ergan le indagini sarebbero ancora in corso:

 “Avremmo dovuto indagare meglio riguardo alle accuse su Cambridge Analytica e prendere provvedimenti nel 2015. Rivedremo il report e risponderemo presto all’ICO”.

Gli 87 milioni di utenti colpiti dallo scandalo ovviamente non potranno mai tornare allo status quo, e la loro privacy è stata ormai violata. A questo riguardo citiamo il finale della dichiarazione di Denham:

“Siamo giunti a un crocevia. La fiducia nel sistema e nell’integrità dei nostri processi democratici si sta arrestando perché l’elettore medio non ha idea di quello che accade dietro le quinte. Le nuove tecnologie che usano l’analisi dei dati per micro-segmentare le persone danno alle organizzazioni interessate la possibilità di connettersi con il singolo individuo. Ma ciò non può avvenire a spese della trasparenza, delle correttezza e del rispetto della legge”

La speranza in definitiva sarebbe che Facebook impari dai propri errori, e che si dimostri sempre più chiara e trasparente nei confronti dei propri clienti.