The Elder Scrolls è uno dei brand più amati all'interno del panorama videoludico, questo non solo grazie ai titoli di alta qualità rilasciati nel corso degli anni, ma anche al merito che ha per aver creato uno degli universi fantasy più immersivi di sempre.

Attualmente però, l'impatto del franchise e la reputazione di Bethesda è calata considerevolmente, questo per via di alcune scelte intraprese dalla software house stessa, in primis quella di spostare il brand sul modello MMO, una scelta che ha letteralmente spaccato a metà critica e fan, soprattutto.

Ripercorriamo quindi le tappe di maggior successo di questo straordinario brand ed analizziamo insieme le ipotetiche soluzioni che potrebbero riportare in auge la serie di The Elder Scrolls.

Un tuffo nel passato: prima di The Elder Scrolls?

Bethesda era un software house molto diversa rispetto a come la vediamo oggi, infatti fino al 1994, anno di sviluppo di The Elder Scrolls: Arena, lo studio statunitense era interessato allo sviluppo di titoli prettamente sportivi o d'azione, basti pensare che uscirono all'incirca 10 titoli, di cui ben sei a tema sport.

The Elder Scrolls: Arena

Lo sviluppo di The Elder Scrolls: Arena iniziò per caso e nemmeno Pete Tederson, ex dipendente di Bethesda facente parte dei principali sviluppatori originari, e tutto il suo staff all'epoca erano consapevoli del risultato finale, difatti il titolo partì con la premessa di essere un first person gladiator game, improntato al genere action e dove i giocatori avrebbero impersonato, per l'appunto, i panni di un gladiatore ambizioso e determinato a diventare il campione indiscusso di ogni arena.

Tuttavia, nel corso della sua creazione, il team implementò degli elementi ispirati da "Ultima Underworld" e "Legends of Valour", due titoli che portarono alla creazione del continente di Tamriel stesso, e l'implementazione della prima persona. In un secondo momento, la prima incarnazione degli Elder Scrolls sviluppò un sistema di sotto-quest e un ampliamento, stile open world, degli ambienti di gioco.

Lo sviluppo non andò esattamente secondo i piani degli ed infatti la software house non riuscì a rispettare le scadenze, pubblicando il gioco nella prima metà del 1994, con un anno di ritardo rispetto alla deadline originale del 1993.

Un errore rischioso, ma che comunque non tarpò le ali al primo capitolo di The Elder Scrolls. La critica difatti accolse a braccia aperte il titolo e riscosse un enorme successo tra il pubblico, diventando un vero e proprio cult all'epoca. Questo, grazie alla presenza di un continente in larga parte esplorabile, diviso in 9 province, una difficoltà punitiva ed un amplissimo numero di classi e razze, divenne uno dei giochi più profondi e longevi, dell'epoca.

The Elder Scrolls: Arena

The Elder Scrolls II: Daggerfall

Sulla scia del successo ottenuto da Bethesda, lo sviluppo di The Elder Scrolls: Daggerfall iniziò nel 1994, subito dopo il rilascio del suo predecessore. A capo del design progetto ci fu lo stesso Ted Peterson, che introdusse delle incredibili aggiunte alla saga, oltre che la creazione di un motore grafico migliorato e più performante.

Rispetto al suo fratello minore Daggerfall presentava un sistema di classi innovativo e molto più libero, infatti i giocatori non dovevano rispettare un ruolo ben preciso e potevano personalizzare il personaggio a proprio piacimento, con la possibilità di dare vita a dei ruoli ibridi.

Non è tutto qui, poiché, per la gioia di tutti i "giocatori incantatori", il titolo possedeva un sistema di creazione e personalizzazione dei propri incantesimi. Tra l'altro, fu inserita la tematica delle fazioni, con gilde, gruppi e razze soprannaturali, come il licantropo ed il vampiro, che possedevano quest, eventi narrativi e caratteristiche personalizzati.

La seconda incarnazione di The Elder Scrolls fu stupefacente anche sotto altri punti di vista, infatti la mappa venne drasticamente ampliata, ispirandosi alla Gran Bretagna, come lo stesso il numero di NPCs, contando all'incirca 750.000 personaggi non giocabili all'interno del gioco.

Come era prevedibile, The Elder Scrolls: Daggerfall, rilasciato nel 1996, venne acclamato ed inserito di diritto nell'olimpo videoludico del tempo, divenendo gioco di ruolo dell'anno e sconfiggendo Diablo. Insomma, non proprio bruscoletti.

The Elder Scrolls II: Daggerfall

The Elder Scrolls: Battlespire

The Elder Scrolls: Battlespire è forse uno dei capitoli meno conosciuti dello storico brand di Bethesda ed il primo di due dei "titoli minori" dell'intero brand. Tra l'altro è doveroso sottolineare che questo fu il primo titolo multiplayer del franchise.

Avete capito bene, The Elder Scrolls: Battlespire, inizialmente pensato come espansione di Daggerfall, è un gioco multiplayer che incentrava il suo contenuto nell'offrire agli utenti un gameplay puramente PvP.

The Elder Scrolls: Battlespire

The Elder Scrolls: Redguard

Redguard, a differenza del sopracitato Battlespire, ebbe uno scopo differente. Infatti, questo "mini-titolo" si rifaceva ad un gameplay action in stile Prince of Persia e Tomb Raider, distaccandosi completamente dalle meccaniche GDR, che oramai la saga aveva del tutto implementato.

The Elder Scrolls: Redguard

The Elder Scrolls III: Morrowind

Continuando nel cammino della saga principale, a 6 anni di distanza dal precedente capitolo, nel 2002, uscì The Elder Scrolls: Morrowind, questa volta ambientato a Vvardenfell, un'isola di Dunmel in provincia di Morrowind.

Questa volta, i ragazzi di Bethesda si ispirarono ad elementi territoriali e culturali di stampo Egizio e Giapponese, piuttosto che alla classica ambientazione medievale ed infatti all'interno del gioco furono inserite moltissime strutture di carattere archeologico. Inoltre, la fauna e le terre all'interno del titolo, erano tante ed ognuna con le sue caratteristiche climatiche.

Tuttavia, la principale caratteristica di questo terzo capitolo fu l'implementazione di un nuovo motore grafico in 3D, una vera svolta per la serie, vista la grande immersività che quest'ultima aggiunse all'esperienza di gioco.

Il titolo manteneva la premessa classica della saga, ma con una veduta molto più ambiziosa. Gli sviluppatori decisero infatti di ampliare il già profondo sistema GDR, dando la possibilità al giocatore di studiare, allenarsi e sviluppare gradi di abilità singole per ogni tipologia d'arma, armatura, incantesimo e skill. Dal punto di vista narrativo, ogni utente aveva la possibilità scegliere liberamente la sequenza di quest da completare, esplorando liberamente ogni angolo della mappa.

La critica ed i fan accolsero con pareri entusiasti il gioco, tuttavia, come le sue precedenti incarnazioni, The Elder Scrolls: Morrowind soffriva alcuni bug ed i suoi requisiti minimi, all'epoca, erano proibitivi per la maggior parte dei PC gamer. Tralasciando questi aspetti negativi, sia i giocatori che gli esperti dichiararono queste problematiche di minore importanza rispetto alla fantastica esperienza che il titolo poteva offrire, sia in termini di longevità, che in termini di libertà d'azione.

Il successo del gioco fu tale che mamma Bethesda rilasciò ben due espansioni, entrambe corpose, ed una Game of the Year Edition, che farà sbarcare The Elder Scrolls: Morrowind anche su Xbox nel novembre del 2002.

The Elder Scrolls: Morrowind

The Elder Scrolls IV: Oblivion

A distanza di 4 anni, nel 2006, piombò sul mercato il quarto capitolo di The Elder Scrolls: Oblivion e questa volta disponibile fin da subito su console, più precisamente su PS3. Questo quarto capitolo prendeva inizio a Cyrodill, una provincia di Tamriel.

Lo sviluppo della quarta incarnazione della saga impegnò Bethesda per ben 4 anni. Questo poiché la software house statunitense volle migliorare significativamente la trama nel capitolo, rendendola più credibile ed immersiva. D'altronde venne utilizzato un comparto personaggi e delle quest memorabile e molto più cinematografico rispetto al passato.

Gli sviluppatori lavorarono anche sulla dinamicità del gioco, dando delle routine e dei pattern più liberi e meno prevedibili al mondo di The Elder Scrolls. Una mossa che rispose alle critiche fatte alla software house, per via della ripetitività ed innaturalezza di alcuni NPCs e dei loro comportamenti all'interno del titolo precedente. Inoltre, per il doppiaggio vennero ingaggiate personalità di spicco, come Wes Johnson e Sean Bean.

Dal punto di vista tecnico, Oblivion fu migliorato sensibilmente rispetto al suo predecessore. Il titolo infatti era molto più ampio, sia in termini di grandezza di mappa e di campo visivo, ed anche contenutisticamente parlando.

The Elder Scrolls: Oblivion fu decretato da fan e critica superiore in tutto e per tutto rispetto al suo predecessore. Ogni testata specializzata diede voti pazzeschi al gioco e difatti vinse il premio di "Game of the Year", su più piattaforme. Soprattutto i giocatori, apprezzarono l'impegno maniacale che Bethesda stessa mise nella realizzazione del mondo che contornava tutto Oblivion.

Tale fu la sua risonanza che venne arricchito da ben due espansioni: The Elder Scrolls IV: Knights of the Nine e The Elder Scrolls IV: Shivering Isles. In seguito venne rilasciato sotto forma di "Game of The Year Edition".

The Elder Scrolls: Morrowind

The Elder Scrolls V: Skyrim

Arrivati nel 2011, il popolo videoludico assiste all'arrivo del quinto dei The Elder Scrolls, ovvero Skyrim, forse il capitolo più noto, ora come ora. Questo prende vita 200 anni dopo gli eventi narrati in Oblivion e in una regione completamente differente: Skyrim.

Rispetto al suo predecessore, The Elder Scrolls: Skyrim presenta un comparto tecnico molto più avanzato, una trama più matura e complessa ed un ambientazione più vasta e dinamica che mai. Inoltre, rispetto a tutti gli altri capitoli, si presenta come un gioco completamente moddabile e personalizzabile da parte dell'utenza.

Il quinto capitolo della celebre saga RPG proponeva al giocatore le meccaniche classiche che hanno caratterizzato i titoli precedenti, ma rifinite ed aggiornate. Gli sviluppatori hanno inoltre deciso di porre il giocatore di fronte ad infinite possibilità di scelta, sia per quanto riguarda la personalizzazione del proprio alter ego, in tutti i suoi aspetti, sia per quanto riguarda le tantissime scelte narrative.

D'altronde, al momento dell'uscita, The Elder Scrolls V: Skyrim fu accolto ed acclamato dalla critica e dai videogiocatori di tutto il mondo. Gli utenti dichiararono di trovarsi di fronte ad un gioco che, potenzialmente, avrebbe portato solo miglioramenti all'intero franchise dell'azienda statunitense. Tuttavia, sono da segnalare i numerosi bug all'interno del titolo e la difficoltà di gioco, molto più magnanima, rispetto ai suoi predecessori.

Tale fu il successo di questo capitolo della saga, che divenne il gioco del brand con più espansioni e contenuti aggiuntivi. Inoltre, Bethesda scelse di dare vita a più di una versione del titolo, per la precisione due: la Legendary Edition e la Special Edition, quest'ultima rilasciata anche sulle console next gen.

The Elder Scrolls V: Skyrim

The Elder Scrolls Online e Legends, il nuovo modello online

Bethesda, reduce dai successi della sua celebre saga, decise di intraprendere una strada completamente differente per portare avanti il nome della sua storica serie. Il 4 aprile 2014 venne infatti rilasciato The Elder Scrolls Online, il primo titolo del franchise online e che sfruttava il modello MMO.

Questa scelta spaccò, letteralmente, a metà gli storici fan della serie e minò il futuro del brand, che da tanti anni a questa parte riscaldava i cuori di milioni di giocatori. Tant'è vero che il gioco non ottenne il successo sperato e la software house dovette abbandonare il modello con sottoscrizione mensile, una mossa che ha, in parte, risanato l'utenza.

The Elder Scrolls: online

Bethesda sceglie nuovamente il cammino multiplayer e rilascia sul mercato The Elder Scrolls: Legends, gioco di carte basato sul mondo di The Elder Scrolls. Il titolo riesce nel suo intento risanatorio e diventa un gioco apprezzato e gradito, tra tutti gli amanti dei "Card Games".

The Elder Scrolls: Legends

Cosa si prospetta nel futuro della saga?

Dopo il recente trambusto che ha coinvolto la storica azienda dalla grande "B", questa ha annunciato di essere al lavoro su sette nuovi titoli. Voci di corridoio affermano che uno di questi sia proprio The Elder Scrolls VI, un'affermazione azzardata e da prendere con le pinze.

Quello che è quasi certo è il cammino che intraprenderà Bethesda, ritornando ad una tipologia di gioco incentrata sul single player, una richiesta che i fan hanno espresso più volte. Riuscirà la casa di sviluppo a risanare il rapporto con i suoi utenti, tramite lo sviluppo di un successore della sua saga più attesa?