Continua la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti d’America. Dopo che i due leader – Donald Trump e Xi Jinping – hanno avuto un faccia a faccia nell’ambito del G20 in Argentina, la situazione sembrava essersi distesa e l’escalation di dazi interrotta. Purtroppo, però, una serie di atti ostili, primo tra tutti l’arresto della figlia del presidente di Huawei, ha riacceso la tensione, che è tornata ad essere altissima.

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E così, come in ogni scontro tra grandi potenze, sono molti i paesi che stanno prendendo posizione in favore di uno o dell’altro concorrente. Ultima in ordine temporale è una delle potenze asiatiche storicamente rivali della Cina: il Giappone. Il governo nipponico ha infatti annunciato l’intenzione di vietare agli operatori l’utilizzo di infrastrutture e prodotti Huawei o ZTE per l’ammodernamento delle proprie reti. Una decisione, questa, che arriva su esplicito suggerimento della Casa Bianca e che trova una ragione nella paura che le due aziende possano rubare dati sensibili proprio tramite le proprie infrastrutture, per poi passarle al governo di Pechino.
NTT Docomo e KDDI, i due principali operatori del paese, hanno dichiarato che rispetteranno l’ordine governativo, così come lo rispetterà SoftBank, terzo player e unico ad aver utilizzato finora infrastrutture Huawei.

Giappone

Oltre agli States, anche Australia e Nuova Zelanda hanno attuato provvedimenti simili e voci di corridoio riferiscono che il Regno Unito, da sempre alleato di ferro degli USA, starebbe valutando l’adesione. Dal canto suo l’ambasciata cinese a Tokyo ha negato con forza ogni accusa in un duro comunicato stampa, che ricorda come l’installazione di backdoors sia vietata dalla legge cinese e afferma che non ci siano prove a supporto delle accuse nipponiche.

Uno scontro commerciale e diplomatico che non sembra sul punto di risolversi e che va a toccare il tema sensibilissimo dello spionaggio informatico, con America e Cina che da anni si accusano a vicenda di comportamenti scorretti. Accuse probabilmente vere in entrambe le direzioni, e che complicano sempre più i già difficili rapporti tra le due superpotenze del nuovo millennio.