indueparole, achievements, pc, valve, microsoft, sony, playstation, xbox
I trofei sono il sistema di achievement di Sony

Internet ha rovinato il mondo dei videogiochi. O almeno molti la pensano così. Dai lontani anni ’80 e dai cabinati arcade ne è passata di acqua sotto ai ponti, e le novità globali affermatasi nel settore videoludico sono state molte e radicali.

L’obbiettivo della riflessione #InDueParole di oggi è quello di analizzare in maniera sintetica – ma abbastanza completa spero – una delle rivoluzioni del gaming moderno: gli achievements.

Una lunga gestazione

L’idea degli achievements non è nata in epoca contemporanea: già nel lontano 1982 la nota Activision sfidò, tramite il libretto d’istruzioni di alcuni giochi – che giravano su console quali Atari 2600, Intellivision, Colecovision, Atari 5200, e Commodore 64 – i videogiocatori ad ottenere dei punteggi precisi. Chiunque avesse raggiunto tali obbiettivi, avrebbe potuto ottenere delle toppe esclusive spedendo una foto dello schermo all’azienda.

Da allora i developers di numerosi giochi hanno iniziato a sviluppare obbiettivi interni ai propri titoli, fino all’avvento dei sistemi di achievements universali che conosciamo oggi. Ormai qualsiasi gioco ha degli obbiettivi specifici legati alla piattaforma su cui viene giocato, fatta eccezione per Nintendo, che continua a non voler uniformare gli achievements delle proprie creazioni.

Adesso è arrivato di dire la mia personalissima opinione, e come al solito lo farò #InDueParole. Gli achievements sono:

  • Opportunità

Avere degli obbiettivi ben precisi da completare non è sempre un male: aiutano a farci vedere certi videogiochi da un altro punto di vista, ed eventualmente ci permettono di capire a fondo ogni meccanica. Gli achievements possono essere anche un’incredibile opportunità per condividere i propri risultati con altri giocatori e confrontarsi. Ultima argomentazione di questa parola – non per importanza – è la possibilità di utilizzare gli obbiettivi per sfondare la quarta parete: molti sviluppatori sfruttano gli achievements per dire qualcosa, o per parodizzare, e ciò li rende un’espansione della forma di comunicazione originale – che sarebbe il videogioco -.

  • Distrazione

L’avvento degli achievements ha anche un lato oscuro: quello di distrarre i giocatori e distoglerli dall’obbiettivo primario del gioco. Sono nati così i “cacciatori di trofei”, ovvero una minoranza di giocatori interessati a dar mostra della loro abilità nell’ottenere ogni singolo achievement del maggior numero di videogiochi possibile. Ovviamente il tutto ha anche contribuito alla diminuzione di difficoltà dei videogiochi, per rendere accessibili gli obbiettivi ad un pubblico più vasto, e ciò ha intaccato la competitività tipica degli arcade del secolo scorso.

Per concludere, gli achievements sono uno strumento abbastanza importante, ma possono rivelarsi un’arma a doppio taglio per gli sviluppatori. E voi, cosa ne pensate? Non esitate a scrivere un commento con la vostra opinione. Ovviamente fatelo #InDueParole.