Greenpeace copertina

Greenpeace è un nome che non ha certo bisogno di presentazioni: nata oltre 45 anni fa e presente in 41 nazioni, è forse la più famosa associazione ambientalista al mondo, e di certo la più creativa nel portare all’attenzione dei media i grandi temi dell’ecologia. I flashmob fantasiosi e provocatori – tratto distintivo dell’organizzazione – hanno fatto scuola tra gli attivisti di tutto il mondo, e anche recentemente abbiamo assistito ad azioni spettacolari nel nostro paese, come l’installazione di due gigantesche balene di plastica di fronte al Pantheon per chiedere ai grandi marchi di interrompere la produzione di oggetti di plastica usa-e-getta.

Greenpeace foto balene rifiuti Roma
La protesta di Greenpeace a Roma (via web)

E proprio a proposito del tema dell’inquinamento dei mari con imballaggi e plastiche varie Greenpeace ha lanciato Plastic Radar. L’iniziativa punta a sensibilizzare gli italiani al rispetto dell’ambiente, e contemporaneamente a renderli protagonisti di un’importante opera di raccolta dati.

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Ma come funziona, e come possiamo contribuire? È molto semplice. L’associazione mette a disposizione un numero di telefono (+39 342 3711267) al quale ogni bagnante può spedire – rigorosamente via WhatsApp – foto dei rifiuti in plastica che purtroppo spesso occupano le nostre spiagge, premurandosi poi ovviamente di gettare il rifiuto negli spazi appositi. Greenpeace per invogliare i cittadini alla partecipazione ha previsto un sistema di ricompense:

1) Alla prima segnalazione, il bagnante riceverà un’immagine di profilo a supporto dell’iniziativa;

2) Alle 25 segnalazioni, la ricompensa consisterà nell’essere citati nel report finale del progetto;

3) Per chi entrerà nella top ten, il premio sarà un gadget dell’associazione, ovviamente in materiale sostenibile.

Ricompense simboliche, ma che possono fungere da stimolo per molti.

Le finalità di Plastic Radar sono molteplici, prima fra tutte quella di ripulire le nostre spiagge dai rifiuti, vera piaga ambientale dell’estate. Ma il progetto punta anche a raccogliere una mole importante di dati per capire quali e quanti rifiuti affollino le coste italiane, e a rendere partecipi le persone comuni di questo lavoro. E d’altronde, proprio qui sta il carattere innovativo di questa iniziativa: passare – grazie alle potenzialità di internet – da un modello di attivismo classico, del militante tesserato, a quello di un attivismo diffuso, di semplici cittadini che contribuiscono a iniziative dalla forte impronta sociale.