La materia del diritto d’autore, soprattutto in questi ultimi tempi, è sempre in continua evoluzione; probabilmente perché, lo abbiamo già detto più volte, “arginare”, non più semplicemente uno spazio fisico, ma l’infinito “cyberspazio”, il “dedalo” della rete, crea una serie di esigenze nuove, che comportano la creazione di norme che seguano queste moderne realtà.

Embeddare, un neologismo, un fenomeno

Qui vorrei approfondire il discorso relativo ai link, nel web, che in terminologia tecnica viene definito “embeddare” contenuti video. L’occasione mi è giunta propizia da una recente pronuncia della Corte Europea, la quale, dimostrandosi all’avanguardia in materia, ha affermato che “embeddare” video non costituisce infrazione del diritto d’autore.

Partiamo dal principio: alcuni giudici tedeschi hanno chiesto alla UE un parere su un caso di una società tedesca, che riteneva illecito che un suo video promozionale venisse embeddato da due concorrenti, senza averne preventivamente richiesto il consenso. “Embeddare”, etimologicamente, ha il significato di “incorporare”, all’interno di pagine web, video, presi, ad esempio, da Youtube, tramite un codice, fornito da Youtube stesso. Ecco, secondo la Corte Europea, questo mero atto di “copia-incolla”, non infrange il copyright, in quanto, non essendo il video scaricato in locale, i click riporteranno l’utente al sito-madre, ove risiede il video originale. L’equiparazione di questo gesto a semplice inserimento di un link, non crea, dunque, violazione di alcun genere.

Il precedente

Già esisteva un precedente: nel 2010, la Corte di Appello Svedese, presentò una questione alla UE, che risulta interessante per i meccanismi che regolano il web. Una compagnia, la Retriever Sverige AB, gestiva un servizio in abbonamento online, per indicizzare articoli in rete, di dominio pubblico. A un dato momento, la suddetta società, ha pubblicato link appartenenti al sito di un giornale, scritti da giornalisti svedesi. Questi ultimi, però, hanno lamentato che, in questa maniera, si erano trasmesse le loro “opere” senza autorizzazione. Il punto cruciale è il medesimo: non si comunicava a un nuovo pubblico, dato che i contenuti erano accessibili a tutti, per cui non si era resa necessaria alcuna autorizzazione di sorta. Esisteva ed esiste un’unica eccezione: l’autorizzazione diviene obbligatoria, solo qualora il nuovo link divenga un mezzo per aggirare restrizioni o codifiche del sito principale.

Quando la SIAE ha aperto alla link tax

Il progresso di queste recenti pronunce fa ben sperare per un cammino controcorrente a una decisione di fine 2011, secondo cui la SIAE, e corrispondenti europei, imposero il pagamento di un compenso per ogni riproduzione da parte di chi embeddava trailer cinematografici, per tutelare il diritto d’autore collegato alle colonne sonore. Siamo ancora lontani da una svolta definitiva!