Influencer e pubblicità sui social, regolamentazione in arrivo?

Il marketing degli influencer ha superato gli schemi tradizionali aprendo un mercato finora non regolamentato, la situazione però cambierà presto.

I social network sono la giungla della pubblicità, basti pensare ai numerosi “influencer” che inseriscono prodotti nelle loro foto. La situazione non è attualmente regolamentata e online non si può generalmente distinguere un post spontaneo da uno pubblicitario.

Il ruolo degli influencer

Questo buco normativo ha quindi portato al proliferare di professionisti che inseriscono brand nelle loro foto. Nel fare ciò però non indicano in alcun modo che il prodotto esposto non è stato acquistato da loro.

Lo sfruttamento degli influencer è quindi entrato a pieno titolo tra gli strumenti di marketing digitale, insieme ad esempio alla SEO. Offrono una comunicazione diretta coi potenziali clienti che sfrutta la tendenza di questi ultimi ad imitare i modelli offerti.
Ci sono dei veri e propri influencer professionisti, come la celebre Chiara Ferragni, ma anche personaggi dello spettacolo che inseriscono prodotti nelle loro foto, spesso in modo non proprio naturale.

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La foto della svolta

Selena Gomez ha 122 milioni di follower su Instagram. Tutti questi utenti hanno sicuramente un grande valore per la CocaCola Company che l’ha individuata come influencer ideale. Questa foto non è però rimasta inosservata e ha aperto il vaso di pandora, rendendo evidente l’insostenibilità di un mercato pubblicitario digitale totalmente privo di regole. Il problema è infatti la tutela dei consumatori, alcuni molto giovani.

La regolamentazione della pubblicità sui social come risposta

La prima risposta è arrivata dalla Federal Trade Commission statunitense che ha ribadito il principio secondo il quale il pubblico ha diritto a sapere se è presente un legame economico tra l’influencer e l’azienda. In questo caso viene identificato come legame economico anche la fornitura gratuita del prodotto oggetto della campagna pubblicitaria.

Dal Regno Unito ha invece risposto l’agenzia inglese Asa. Il provvedimento deciso oltremanica impone l’inserimento di un hashtag per identificare i post pubblicitari (#ad o #advertising). Nei paesi di common law è più facile ottenere una regolamentazione vincolante. Nei paesi di Civil Law come l’Italia dove sarà necessario l’intervento del legislatore.

In attesa è l’intervento dell’Istituto di Autoregolamentazione Pubblicitaria, la decisione dell’IAP non sarà però vincolante per tutti ma solo per chi sottoscriverà l’accordo.