Cubbit

Quando si parla di startup la nostra mente vola alle coste della California, ai grattacieli di Hong Kong o ai palazzi futuristici di Tel Aviv. Ma anche nel nostro paese sta sorgendo una generazione di giovani innovatori, che si affaccia sul mondo della tecnologia con idee nuove e di respiro mondiale. E' il caso di Cubbit, un progetto made in Bologna che ha riscosso un successo strepitoso sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter, con oltre 300mila euro raccolti. Per capire di cosa si tratta e come mai si è creato tanto clamore attorno a questa start-up abbiamo parlato con Stefano Onofri e Alessandro Cillario, due dei giovani fondatori.

LEGGI ANCHE: Intervista a Franco Oliaro, AD di ROJ

Stefano, Alessandro, Cubbit non è ancora stato immesso sul mercato, ma di voi si parla già su quotidiani e siti di settore. Parlateci del progetto e in cosa si distingue dagli altri servizi cloud.

Lavoriamo per cambiare l'infrastruttura centralizzata del cloud, fatta di data center. Le server farm sono le fabbriche del nuovo millennio, ospitano migliaia di computer accesi 24h/24 per garantirci sempre e comunque l'accesso ai nostri file salvati online. Sono costosi, sono inquinanti e basta una singola falla al loro interno per esporre i dati di tutti gli utenti. Noi vogliamo sostituirli.

Al posto di mettere tutti i nostri dati in un unico luogo fisico portiamo il cloud nelle case dei nostri utenti tramite dei piccoli dispositivi – le Cubbit Cell – che ricicleranno le risorse internet inutilizzate per trasformarle in uno spazio cloud più sicuro e molto più rispettoso della privacy di quelli a cui gli utenti sono abituati.

I vostri diretti concorrenti sono giganti come Dropbox, Apple, Google, IBM. Riuscirete a impensierirli?

Il passaggio da un'infrastruttura centralizzata a un servizio distribuito ci dà un grande vantaggio competitivo rispetto a questi "giganti". Eliminando la necessità di un data center centralizzato si abbattono i costi collegati allo stoccaggio dei dati e alla manutenzione dell'infrastruttura portando grandi risparmi tanto per gli utenti e per l'ambiente. In più il nostro servizio, proprio perché basato su un'architettura distribuita, è intrinsecamente più sicuro e rispettoso della privacy dei propri utenti.

I nostri dati sono al sicuro anche se conservati in casa di uno sconosciuto?

Sono più al sicuro proprio perché conservati in casa di uno sconosciuto. Pensiamo ai nostri dati come a fogli che contengono informazioni estremamente importanti. Tenerli su Dropbox, Google Drive, iCloud etc. equivale ad affidare i nostri più importanti documenti a un vicino di casa, che però non è un anonimo custode, ma qualcuno che vi accede senza remore e soprattutto ha un archivio con milioni di documenti di altre persone. Facile immaginare come questo super custode sia bersaglio facile di tutti i ladri del mondo.

Con Cubbit invece i tuoi documenti importanti sono prima criptati – tradotti in una lingua sconosciuta a tutti eccetto che al proprietario – e poi spezzettati. Questi pezzi vanno ad abitare diverse Cubbit Cell del network, nessun singolo dispositivo è in possesso di tutti i pezzi necessari a ricostruire l'intero documento ma solo di una manciata di coriandoli, per di più illeggibili. È matematicamente impossibile che uno sconosciuto possa ricostruire l'intero documento.

Il tema della salvaguardia del clima è sempre più al centro del dibattito pubblico. Voi avete descritto il vostro come il servizio cloud più sostenibile: cosa intendete?

Non avendo bisogno di alcun data center si può dire che Cubbit sia per progettazione eco-friendly. Le singole Cell riciclano le risorse internet che gli utenti non utilizzano per dar vita ad un cloud distribuito che necessita del 50% in meno di energia per il trasferimento dei dati rispetto al cloud tradizionale.

Per ogni 4TB di dati archiviati in Cubbit si risparmia circa la quantità di energia consumata da un frigo in un anno. Questo perché non c'è alcun data center da raffreddare e i dati sono più vicini agli utenti.

La rete di memorie che state immaginando potrà trovare utilizzi anche in campi differenti dal cloud storage?

Esattamente, il cloud storage è solo l'inizio. Con la stessa logica potremo offrire in futuro servizi di hosting, CDN, VPN, fino ad arrivare al cloud computing distribuito. Il cloud storage è solo il punto di partenza attraverso cui creeremo un nuovo modello distribuito in grado di fare da base per una nuova idea di internet, meno centralizzata e rispettosa degli utenti.

Parlateci di voi: chi sono Stefano Onofri e Alessandro Cillario? E come arrivano a Cubbit?

Abbiamo iniziato a lavorare insieme fin dai tempi del Liceo. Abbiamo poi fondato 4 anni fa lo StartUp Day dell'Università di Bologna, che oggi è il più importante evento italiano per lo sviluppo dell'imprenditorialità giovanile. Poco dopo, ci siamo uniti a Marco Moschettini e Lorenzo Posani, co-founder con noi dell'azienda, per dare vita a Cubbit dove abbiamo potuto unire la nostra passione per il fare impresa con grandi competenze tecnologiche e scientifiche. È questo uno dei punti di forza della nostra realtà: cerchiamo di valorizzare appieno il giusto equilibrio fra la conoscenza della tecnologia e un approccio imprenditoriale, perché sappiamo che è l'unico modo con cui è possibile far sviluppare un progetto che speriamo possa essere rivoluzionario.