Le nuove soluzioni tecnologiche stanno cambiando radicalmente il settore finanziario aprendo nuove opportunità per tutti. Le startup fintech sono aziende che in crescita e riconosciute ma non ce n’è ancora una quotata a Piazza Affari, ancora per poco visto che si è chiusa pochi giorni fa la raccolta della IPO di Crowdfundme, azienda della quale abbiamo intervistato il CEO e founder Tommaso Baldissera Pacchetti.

1) Perché avete scelto di quotarvi in borsa?

Per raccogliere fondi ma non solo. Rappresenta una visione strategica volta a cercare di colmare il divario ancora presente, specialmente in Italia visto che non c’è nessuna azienda fintech quotata, tra il fintech e la finanza tradizionale. Abbiamo scelto la quotazione per far conoscere meglio una realtà come quella dell’equity crowdfunding anche nel mondo della finanza tradizionale.

2) Quali sono gli obiettivi di raccolta della vostra IPO?

Il collocamento delle azioni si è concluso pochi giorni fa. Non è ancora possibile esprimere i dati definitivi ma nei mesi scorsi durante il road show che abbiamo organizzato abbiamo riscontrato molto interesse sia da parte degli investitori sia istituzionali che retail. L’argomento è nuovo, attuale e non molti lo conoscevano. Siamo riusciti a metterci in contatto anche con player importanti.

3) Voi stessi siete una PMI innovativa, cosa comporta questo per gli investitori?

L’investimento in una PMI innovativa come Crowdfundme offre l’opportunità di accedere a una detrazione del 30% (40% con l’ultima legge di bilancio) a patto però di tenere le azioni per tre anni.

4) La scelta di quotarsi, in particolare in un contesto come quello italiano, rappresenta una grande ambizione. Quali sono i vostri progetti per il futuro, in vista dei nuovi capitali?

I progetti per il futuro riguardano principalmente il consolidamento di CrowdFundMe non solo all’interno del mondo dell’equity crowdfunding ma in generale nel macrosistema economico italiano creando educazione e conoscenza attorno a questo strumento dimostratosi utile per le società che vogliono crescere e agli investitori che hanno trovato una nuova asset class per diversificare il portafoglio.

L’altro obiettivo è la creazione del mercato secondario per le quote acquistate con l’equity crowdfunding. Chi investe oggi deve aspettare la exit dell’azienda per vendere le proprie quote, con un mercato secondario sarà invece più facile riuscire a vendere le proprie quote ad altri investitori.

5) Considerate la possibilità di espandere il vostro business nei mercati esteri?

C’è tantissimo lavoro da fare in Italia e per il momento non ci sono piani per l’internazionalizzazione che comunque sarebbe indirizzata verso mercati più emergenti. Il modello di business trova nelle regolamentazioni presenti in ogni paese un ostacolo alla scalabilità.

6) Tornando indietro nella storia dell’equity crowdfunding, l’Italia è stata uno dei primi paesi a regolamentare il settore, però non è partito molto bene. Come è evoluta la situazione?

L’Italia ha realizzato un primo regolamento estremamente restrittivo che imponeva un limite massimo di 500€ all’investimento a meno di non recarsi presso una banca per compilare dei documenti specifici. Una campagna con un obiettivo di 200000€ aveva ad esempio bisogno di trovare ben 400 investitori.

Nel 2016 il regolamento è stato modificato e si è vista la svolta nella raccolta. Il regolamento attuale, integrato dall’ulteriore apertura del 2017, si dimostra molto efficiente e il risultato si è visto nei numeri con una conferma nel 2018.

Il team di Crowdfundme
7) Guardando il mondo del crowdfunding oggi, come giudica la risposta degli italiani allo strumento? È possibile fare l’identikit dell’investitore su Crowdfundme?

Oggi sono stati stimolati gli early adopters, il nuovo obiettivo è far conoscere lo strumento anche a chi non conosce l’equity crowdfunding e la quotazione in borsa assolve anche a questo scopo. Gli utenti della piattaforma sono molto eterogenei, possiamo però individuare un 12% degli investitori che hanno investito più di 200000€ negli ultimi 4 anni e un 30% che ha investito meno di 10000€ e che verosimilmente non ha un portafoglio titoli e si sta avvicinando alla finanza proprio con gli strumenti del fintech in generale e di CrowdFundMe in particolare.

Si trovano dunque sia investitori professionali molto preparati sia investitori che si stanno appassionando agli investimenti grazie a questo strumento. Per questi in particolare si può vedere l’equity crowdfunding come investimento emozionale che è la grande forza di questo tipo di titolo. Chi investe spesso mostra interesse a partecipare direttamente all’impresa non limitandosi all’investimento in capitale di rischio ma mettendo a disposizione le proprie competenze.