Maurizio Decollanz

Le aziende, sotto la spinta dei nuovi media e di un pubblico sempre più esigente, stanno portando la comunicazione in cima alle loro priorità. Ma cosa significa fare comunicazione nel 2019, e come gestisce la propria un colosso della tecnologia? Ne abbiamo parlato con Maurizio Decollanz, Chief Communication Officer per IBM Italia.

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Dopo una lunga carriera nel giornalismo (Class CNBC, SkyTg24, TG5) è approdato, nel 2017, alla IBM come CCO. Come sta vivendo questa nuova esperienza professionale, e che novità ha portato nella comunicazione di IBM?

Sia il giornalismo sia la comunicazione d'azienda sono due mondi in grande cambiamento e che, per certi versi, si stanno avvicinando l'uno all'altro. Il brand journalism, il giornalismo d'impresa, è una realtà sempre più pervasiva, e io credo nasca dall'esigenza di raccontare cosa sta succedendo in quelle aziende che stanno cambiando il mondo che ci circonda. IBM sta partecipando attivamente a questa trasformazione che diventa sempre più difficile da raccontare: spiegare cos'è un quantum computer o cosa sia il machine learning richiede un approccio giornalistico. Tutto questo per dirvi come questa avventura continui a piacermi tantissimo, è una nuova funzione tutta da inventare che mette assieme comunicazione d'azienda e giornalismo: le mia passate esperienze che si rimescolano assieme.

ThinkMagazine e #in300sec sono due dei format che ha creato negli ultimi anni. Ce ne parli.

Quella di ThinkMagazine è in realtà una rinascita. Thomas J Watson, il fondatore di IBM, aveva ben chiara l'esigenza di raccontare l'innovazione che stava contribuendo a creare, e per questo nel 1935 diede vita alla rivista ThinkMagazine. Le pubblicazioni proseguirono fino agli anni '60, poi questa tradizione si perse per strada, ma noi abbiamo voluto recuperarla col nuovo e omonimo Magazine, che è prevalentemente online ma accompagnato ogni anno da diverse edizioni cartacee.

Quindi raccontate la tecnologia prodotta dalla vostra azienda?

Sì, ma non solo. In realtà in ThinkMagazine il vero protagonista non è IBM, ma i risultati che grazie alle nostre tecnologie si ottengono. Faccio l'esempio di Plastik Bank, che grazie alla tecnologia blockchain di IBM è riuscita a trasformare i rifiuti plastici che invadono gli oceani in un'opportunità di guadagno per le popolazioni che vivono in paesi in via di sviluppo. Vogliamo raccontare le storie e gli esempi che ci permettono di immaginare come cambiare in meglio il mondo grazie alla tecnologia.

Lo stesso vale per #in300sec: in 5 minuti – un tempo compatibile con il mondo dei social – tentiamo di raccontare assieme alle imprese e ai professionisti come abbiano migliorato in meglio il loro lavoro grazie ai nostri prodotti. Per noi la tecnologia è uno strumento, al centro ci sono le persone e le loro esigenze.

IBM sta assumendo oltre mille persone in tutta Italia. Quali figure state cercando? Ci sarà spazio per i giovani?

Assolutamente sì. Permettimi di risponderti partendo dagli IBM Studios di Piazza Gae Aulenti a Milano, un investimento di circa 40 milioni di euro che rappresenta uno dei nostri più grandi successi. Noi siamo di fronte alla sfida di mettere assieme le intelligenze umane e quelle che la tecnologia ci offre, e crediamo serva un luogo fisico per permettere questa unione. Questo luogo per noi è IBM Studios, che è già operativo e a Giugno inaugureremo ufficialmente. L'obbiettivo è mettere in moto un'energia nuova per tutto il paese che, se adottata nel modo migliore e con la giusta etica e trasparenza nel trattamento dei dati, permetterà di accelerare la transizione digitale dell'Italia e affrontare il difficile momento economico che tutti stiamo vivendo. Abbiamo calcolato, a partire dagli studi dell'osservatorio del Politecnico di Milano e altri enti, che se venisse adottata compiutamente questa trasformazione potrebbe valere qualcosa come il 3.5% del pil: stiamo parlando di 70 miliardi di euro. Tutto questo è possibile grazie a quella che noi chiamiamo intelligenza aumentata, la somma di intelligenza umana e artificiale.

Detto ciò, le figure che noi ricerchiamo sono tutte quelle che vengono fuori da percorsi di formazione scientifici, e che possiedano il giusto equilibrio tra soft ed hard skills. Se poi vogliamo entrare più nello specifico, sicuramente una figura per noi interessante è quella del data scientist, e in generale chiunque sappia leggere e analizzare criticamente dati.

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Come sta cambiando il mondo della comunicazione, e che cambiamenti vedremo nei prossimi anni?

Io penso che il mondo della comunicazione cambi alla stessa velocità con cui cambia tutto ciò che ci circonda. Se pensiamo che dal 2015 siamo passati dal produrre 4,4 zettabyte di informazioni a produrne 44 (stima 2020) – una mole enorme di dati – è facile capire quanto la comunicazione debba inevitabilmente evolversi. Assisteremo ad una contaminazione di tutte le arti e le discipline, dal video alla carta stampata, e sarà sempre più importante un processo di continuo aggiornamento personale.

Che consigli darebbe a un giovane che vuole intraprendere il suo percorso lavorativo nel campo della comunicazione?

Mi verrebbe da citare il famoso "stay hungry, stay foolish" di Steve Jobs. Il miglior consiglio che io posso dare a chi sta completando il suo percorso formativo e si sta interrogando su che ruolo voglia avere è quello di essere curioso. E' estremamente importante anche ciò che facciamo fuori dai nostri percorsi formativi, "l'extrascolastico", sfogare la nostra curiosità e mantenere la mente aperta. Noi siamo di fronte ad un mondo che cambia, ma che al contempo presenta dei trend molto precisi: nelle economie mature assistiamo ad un progressivo aumento dell'età media, la sfida della sostenibilità (acqua, cibo, ambiente) sarà sempre più centrale, le intelligenze artificiali diverranno fondamentali. Se capiamo quale contributo può dare ognuno di noi a queste sfide abbiamo fatto centro.