Salvatore, vorremmo cominciare questa intervista partendo da te: sei molto giovane, hai 31 anni e sei alla guida di un'azienda davvero promettente, raccontaci come hai cominciato.

Ho iniziato la mia carriera lavorativa a 17 anni quando, dalla Sicilia, mi sono trasferito in Irlanda. Ho cominciato a lavorare per una nota catena di fast-food, successivamente mi sono trasferito a Londra ed ho continuato a lavorare sempre per la stessa azienda. Ho poi deciso di trasferirmi a Milano cimentandomi nel commercio di arance. La mia famiglia si è sempre occupata di gestire terreni per altre famiglie ed io ho contributo alla distribuzione della merce e, più avanti, allo sviluppo di un macchinario, tutt'oggi molto utilizzato per la creazione di un succo d'arancia istantaneo.

Passiamo ora ad una domanda sul servizio: al momento la vostra app è disponibile in Italia ma solo a Milano. Avete in mente un piano di espansione nel breve periodo?

Sì, assolutamente. Con il comune di Pisa siamo già in fase conclusiva e contiamo di poter essere operativi nei prossimi 30 giorni. Su Firenze abbiamo una discussione aperta ma c'è stato interesse anche da parte dei comuni di Bologna, Torino e Rimini. Purtroppo il vuoto normativo su questo non ci aiuta ma questo non ci fermerà, entro aprile il servizio sarà disponibile per altre due città, non possiamo permetterci di aspettare ancora.

Ecco, era proprio a questo che volevamo arrivare. È da poco stato approvato l'emendamento dell'Onorevole Nobili che dovrebbe teoricamente semplificare lo sviluppo della vostra opera. La palla ora è nelle mani del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, come vedi la situazione a livello legislativo? E quali sono le vostre richieste nei confronti delle istituzioni?

Guarda, a livello amministrativo non la vedo bene. Noi siamo operativi in tanti altri Paesi ma le cose qui in Italia procedono davvero troppo lentamente, altrove le leggi vengono approvate subito ed è ancora più immediata la loro applicazione. L'Italia ovviamente è sempre un caso a parte che sta rallentando, senza alcun motivo, lo sviluppo di alternative green. Noi, a differenza dei nostri competitors, non mandiamo i nostri utenti a ricaricare i mezzi, ma abbiamo in mente un vero e proprio piano di assunzioni. Quello che il Ministro dovrebbe capire è che rallentando la nostra espansione stanno anche rallentando un piano di investimenti e di assunzioni.

Ora una notizia un po' meno bella, di recente, una compagnia di bike sharing ha deciso di abbandonare la capitale e successivamente ha anche dichiarato bancarotta a causa degli atti vandalici: voi come pensate di contrastare questo problema?

Innanzitutto devo ammettere che abbiamo ricevuto dei primi atti vandalici anche noi, ma nel corso del tempo sono diminuiti sempre di più. Questo è avvenuto forse perché anche chi delinque si è reso conto che in questo modo non ci guadagna nulla, ma danneggia solo la collettività. Se ci si vuole assicurare di avere un servizio davvero efficiente e che i piccoli danni provenienti dagli atti vandalici non creino poi problemi agli utenti bisogna investire in customer service. Questo significa che non è possibile avere un tecnico che, una volta al mese, gira a sistemare le bici danneggiate, ma significa avere un controllo giornaliero dei mezzi, un'assistenza clienti rapida ed efficace. Noi abbiamo un sistema per cui, in qualsiasi modo gli utenti ci contattino, in meno di 45 secondi rispondiamo all'utente. Il nostro è un servizio nuovo, è normale che ci possano essere dei problemi perché, in fondo, nemmeno i nostri competitors hanno più di un anno di servizio, ma è proprio a questo che servono i nostri tecnici. Tra gli States e la Serbia noi abbiamo dei nuclei operativi che ogni giorno lavorano per migliorare il servizio. Questa è un'altra differenza tra noi e i nostri competitors: molte società di sharing non sono proprietarie di ciò che fanno, è tutto gestito da più società (sviluppo app, noleggio mezzi, etc.) noi invece siamo riusciti a migliorare la nostra tecnologia autonomamente, una volta riscontrato un problema possiamo risolverlo definitivamente per tutti gli utenti. Tieni anche conto che, in ogni città, abbiamo una media di 25/30 dipendenti, numeri sicuramente rilevanti.

Abbiamo sentito di Helbiz Partner, ce ne puoi parlare?

Certo, Helbiz Partner è un servizio sul quale non abbiamo ancora spinto tanto ma di cui andiamo veramente orgogliosi. Ogni settimana riceviamo centinaia di richieste da parte di piccoli e medi comuni che ci chiedono di portare da loro il nostro servizio. In località di questo tipo (dai 10.000 ai 100.000 abitanti) lasciamo la possibilità a piccoli imprenditori locali di comprare una flotta dei nostri mezzi e gestirli come un franchising, favorendo così scelte green anche nelle realtà più piccole.

Avete in mente di offrire altri servizi in futuro oltre che allo sharing di monopattini?

Sì, per quanto riguarda le biciclette, stiamo per arrivarci anche noi. Entro maggio/giugno vorremmo portare 3000 biciclette a Milano in partnership con Telepass. L'idea è quella di collegare la nuova Area B voluta, a mio avviso, giustamente dal Sindaco Sala all'Area C e, grazie alla partnership con il gruppo Telepass, gli utenti potranno pagare subito senza troppe scocciature o, in alternativa, accumulare tutti i pagamenti a fine mese. Verso settembre vorremo rendere operative in Italia anche le automobili, già in uso ad Hong Kong e Los Angeles ed infine, in Serbia, abbiamo dei test in corso per i motorini elettrici che ci piacerebbe poi portare a Milano e Roma per giugno.

Un'ultima domanda, abbiamo condotto un sondaggio tra mille ragazzi ed è emerso che sono sempre di più i giovani che, al compimento dei loro 18 anni, non chiedono più ai genitori di comprare loro un'automobile ma, dopo aver ottenuto la patente, prediligono servizi di car sharing e scooter sharing. Tu come vedi il futuro della mobilità? Secondo te vincerà la sharing economy?

Secondo me a lungo andare vincerà la sharing economy. Ormai è veramente superfluo spendere venti o trentamila euro per comprare un'automobile quando, con pochi soldi, ci si può spostare utilizzando mezzi condivisi. Negli anni '60 forse faceva figo avere una macchina e soprattutto viaggiare costava tanto. Ormai con i soldi che utilizzeresti per acquistare un'automobile puoi fare il giro del mondo tre volte. Sicuramente il ragionamento cambia se non si nasce a Roma, Milano o Londra perché se vivi nell'entroterra Siciliano le cose sono diverse, ma credo che il nostro sistema di franchising potrà cambiare il modo di vivere la mobilità anche per chi non si trova in una grande città.