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La sfida della resilienza del sistema alimentare globale

La pandemia da COVID-19 ha avuto un effetto dirompente anche sui cittadini dei paesi ad alta sicurezza alimentare, riportando l’attenzione sulla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento. Il sistema alimentare non è solo un meccanismo per nutrire le persone, ma rappresenta una delle infrastrutture fondamentali su cui si basa la società: influenza la salute pubblica, l’equilibrio geopolitico, le economie nazionali e la coesione sociale.
Le minacce che incombono sulla sicurezza alimentare
I sistemi alimentari sono oggi sotto pressione per cause interconnesse:
- Cambiamento climatico e degrado ambientale, che riducono le risorse naturali necessarie alla produzione.
- Conflitti geopolitici, che frammentano le catene del valore.
- Malattie croniche legate alla dieta, che impongono nuovi standard qualitativi ai prodotti alimentari.
- Carenza energetica e costi in aumento, che rendono urgente l’integrazione tra produzione alimentare ed energetica.
A queste sfide si aggiunge un’inaccettabile disuguaglianza: oltre 820 milioni di persone nel mondo soffrono di fame, mentre un terzo del cibo prodotto viene sprecato.
I protagonisti dimenticati: gli agricoltori
Un sistema resiliente non può prescindere da chi produce il cibo. Eppure, i contadini, piccoli e grandi, affrontano condizioni economiche precarie, pressioni regolatorie e aspettative sociali spesso contraddittorie. I dati parlano chiaro: in molte regioni del mondo, i tassi di suicidio tra gli agricoltori superano la media nazionale.
Un futuro sostenibile richiede un sistema alimentare “farmer-first”, dove gli agricoltori siano non solo ascoltati, ma anche sostenuti con strumenti, formazione, accesso al credito e politiche coerenti.
Tra fame e obesità: un sistema in contraddizione
Nonostante i progressi nella produzione, il sistema alimentare globale è anche causa di fallimenti sistemici. Da un lato, in alcune regioni si muore di malnutrizione; dall’altro, le malattie legate all’alimentazione — obesità, diabete, malattie cardiovascolari — sono in aumento anche nei paesi ricchi, con un impatto stimato di 3.5 trilioni di dollari ogni anno.
Il futuro del cibo è anche il futuro della natura
L’agricoltura è responsabile dell’80% della deforestazione globale, del 70% dell’uso di acqua dolce e di circa un terzo delle emissioni di gas serra. Ma la relazione è bidirezionale: la crisi climatica, la perdita di biodiversità e il degrado del suolo minano la stessa capacità di produrre cibo in futuro.
Le leve del cambiamento: dieci priorità strategiche
KPMG individua dieci “leve chiave” per costruire un sistema alimentare resiliente:
- Gestione sostenibile della terra, minacciata da urbanizzazione e bioenergia.
- Adattamento al cambiamento climatico con pratiche agricole rigenerative.
- Uso intelligente dell’acqua, con tecnologie per l’ottimizzazione dell’irrigazione.
- Salute pubblica e alimentazione, contro l’epidemia di obesità e malnutrizione.
- Risposta ai nuovi consumatori, che cercano personalizzazione e trasparenza.
- Integrazione dei “non inclusi”, garantendo accesso equo al cibo.
- Riforma dei sussidi agricoli, oggi distorsivi e poco orientati alla sostenibilità.
- Prevenzione delle crisi biologiche, come pandemie e malattie zoonotiche.
- Allineamento degli investimenti, per sostenere pratiche e tecnologie innovative.
- Accelerazione tecnologica, con l’introduzione di IA, agricoltura indoor e proteine alternative.
Dalla frammentazione alla collaborazione radicale
Secondo KPMG, la transizione verso un sistema alimentare resiliente richiede uno spostamento radicale: coinvolgere settori fino ad ora periferici come energia, sanità, tecnologia, finanza e infrastrutture, in un’alleanza strategica che vada oltre gli attori tradizionali dell’agroalimentare.
Una nuova mentalità per un nuovo paradigma
È necessario abbandonare il paradigma del cibo abbondante e a basso costo, per sostituirlo con un approccio che metta al centro salute, sostenibilità ed equità. Le aziende più lungimiranti stanno già agendo: riformulano prodotti, investono in agricoltura rigenerativa, adottano tecnologie per la tracciabilità e il monitoraggio ambientale, sviluppano nuove partnership per integrare biodiversità e decarbonizzazione nei propri modelli di business.
Verso un nuovo contratto sociale con il cibo
Il sistema alimentare deve diventare infrastruttura di salute, sicurezza, prosperità e sostenibilità. Ciò significa non solo cambiare cosa e come produciamo, ma anche ridefinire il rapporto tra consumatori, produttori, istituzioni e imprese.
L’obiettivo non è semplicemente nutrire la popolazione, ma farlo in modo equo, rigenerativo e con impatto positivo sulla società e sul pianeta. Una sfida che può essere vinta solo con un’azione collettiva, trasformativa e inclusiva.