Ludovico Loreti

Molto spesso non ci rendiamo conto degli errori a cui la vita ci mette davanti e di come le nostre azioni potrebbero essere considerate dagli altri. Infatti, soprattutto nel famigerato periodo dell'adolescenza, siamo impulsivi e mossi da una costante curiosità verso le nostre passioni.

Questo è esattamente quello che è successo a Ludovico Loreti, un ragazzo che ha dovuto affrontare parte della sua crescita personale scontando 6 mesi agli arresti domiciliari per aver fatto il proverbiale passo più lungo della gamba, nel campo dell'informatica, per conto di Anonymous.

Delle doti innate

È noto che tu possieda delle ottime competenze e conoscenze tecniche nel campo dell'informatica e che, quindi, queste siano parte integrante della tua vita ed una vera e propria passione. Volevo quindi chiederti cosa ti ha portato ad abbracciare la filosofia di Anonymous e quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad agire in prima linea per la loro causa.

In realtà è successo tutto per caso dopo aver assistito alle notizie che riguardavano gli attacchi, di circa 8 anni fa, al PlayStation Network. Ai tempi ero già molto appassionato riguardo al tema della programmazione, delle potenzialità dietro all'informatica e soprattutto dei miti dietro alle storie dei cosiddetti ethical hacker più famosi della storia. Dopo aver creato, per passione, su Facebook varie pagine italiane dedicate al gruppo di Anonymous, venni poi contattato da alcuni esponenti ufficiali del gruppo ed invitato su vari gruppi di chat. Nonostante la risonanza del gruppo dalle Maschere di "V", al tempo mancavano dei veri e propri canali dedicati alla community italiana; così, anche in quel caso, mi apprestai a crearne ben due, iniziando ad interagire con vari personaggi. Proprio in virtù di questa mia volontà di voler espandere e dare un nome alla community di Anonymous in territorio nazionale, mi venne attribuito il titolo di fondatore del reparto italiano.

Il fattore dell'interazione fu molto importante, poiché Anonymous è come un gruppo, anzi, una vera e propria famiglia di persone che, andando oltre qualsivoglia ideale, sono accomunati dalla passione per la tecnologia e l'informatica. Dietro ogni nickname era infatti possibile scorgere pregi e difetti di ogni persona e soprattutto, ci si aiutava l'un l'altro, come a voler creare un sistema sociale volto a completare le competenze dei vari membri. Ed è proprio questo che mi ha portato ad ampliare ulteriormente le mie abilità di informatico e, di conseguenza, a stringere rapporti sempre più saldi con il gruppo di persone con cui interagivo ogni giorno.

Io, personalmente, amavo mettermi in prima linea e testare le mie capacità, anche per questo ero molto ben voluto dalla community e grazie a ciò divenni una risorsa salda ed affidabile nel gruppo di Anonymous. A lungo andare però cambiai, come anche la mia vita, ed i miei interessi si moltiplicarono, fattore che mi portò a divenire sempre meno attivo nella famosa community di "V" e, quindi, sempre meno presente.

La sfortuna volle però che, ad un anno circa di distanza della mia inattività, ovvero nel 2013, sentì bussare alla mia porta la Polizia Postale, che mi dichiarò in arresto dopo le indagini in collaborazione con il CNAIPIC di Roma. Ovviamente io non fui l'unico, ma solo una delle personalità coinvolte nell'operazione "Tango Down", andata a buon fine grazie ad un infiltrato nel gruppo di Anonymous, ed appartenente proprio al Centro Nazionale Anticrimine Informatico.

Le accuse principali vennero catalizzate e scaturite dall'episodio "dell'attacco" al Banco di Lucca. Questo consisteva in un'intromissione nel sistema, volta però non ad arrecare alcun danno all'ente e/o a prelevare illecitamente qualsivoglia somma di denaro, bensì a valutare la sua efficacia in termini di sicurezza e a raccogliere varie info. Molte delle basi dell'accusa infatti sostenevano lo spargimento, successivo all'attacco, di alcune informazioni e dati che vennero postati pubblicamente come prova ufficiale dell'evento.

Da lì in poi è iniziato un rapido processo di cambiamento e crescita per me, che in un tranquillo momento della mia vita, mentre stavo anche sviluppando un'app utilitaria per tutto il mio paese, mi sono visto crollare addosso tutte le mie sicurezze e privarmi di uno degli elementi costituivi fondamentali dell'uomo e del mio essere: la libertà.

Ludovico Loreti

Libertà spezzata

Dopo i fatti che ti hanno coinvolto con le autorità postali cosa pensi di questa vicenda? Come pensi che questa esperienza possa averti fatto crescere come persona? Cosa vorresti dire a tutte le persone che vorrebbero intraprendere la tua stessa strada? (polizia postale e CNAIPIC Roma)

Essere coinvolti con le autorità mi ha permesso di capire che bisogna riflettere prima di agire e spesso, molte delle nostre azioni, complice anche l'età, sono avventate e spregiudicate. Ovviamente non auguro a nessuno di dover ritrovarsi a vivere le mie stesse vicende, ma invito tutti a riflettere che, ciò che magari per noi può non essere considerato dannoso o pericoloso, potrebbe in realtà esserlo per qualcun altro e magari, superare determinate barriere, o limiti, qualche volta può essere più dannoso, che costruttivo.

Questo discorso vale anche ovviamente per tutti coloro che hanno la mia stessa passione e come me sono affascinati dalle possibilità che scaturiscono dalla potenza del mondo informatico e dall'ingegno stesso delle persone. Per me, effettuare determinate operazioni comporta una scarica di adrenalina che è dettata dalla passione per la tematica e soprattutto comporta un impiego notevole delle mie capacità cognitive, soprattutto se legate al fattore dell'immedesimazione e dell'improvvisazione. Proprio per questo capisco come ci si senta e cosa si provi in determinate situazioni e come sia difficile ragionare in determinati casi.

Tuttavia, in quel periodo venni privato di quasi tutto ciò che io consideravo importante, e furono per me fondamentali il sostegno e l'appoggio della mia famiglia e dei miei amici più cari. Anche la religione fu una grande valvola di sfogo e crescita spirituale, soprattutto grazie all'apporto datomi da un prete della mia città, in quanto mi permisero di avere uno scambio di opinioni intenso ed illuminatorio, soprattutto su come interpretare il periodo della mia reclusione agli arresti domiciliari.

Ludovico Loreti

Ludovico, oggi e domani.

Attualmente Ludovico lavora ancora nel settore dell'informatica, con Antreem, e sta anche frequentando un master in CyberSecurity nella città di Roma. La società con cui lavora il ragazzo opera nel settore del Design Thinking, UXD e sviluppo omnichannel, e lo ha aiutato molto per quanto riguarda la sua crescita professionale, sia dal punto di vista personale che lavorativo. Questa, e non solo, stanno quindi permettendo a Ludovico di mettere a disposizione le sue capacità di informatico su progetti importanti anche per la comunità; scopo ed intenzione che aveva già in passato e che non ha mai accantonato.

Proprio in merito a ciò abbiamo chiesto al ragazzo anche delle opinioni sul recentissimo attacco informatico avvenuto alle caselle PEC degli avvocati e, soprattutto, cosa consiglia in merito al tema della CyberSecurity.

"Secondo la mia opinione questa tipologia di attacchi viene utilizzata per mandare un messaggio all'opinione pubblica, piuttosto che per derubare o danneggiare chicchessia, come spesso erroneamente la gente pensa. Detto ciò, le persone, riallacciandosi anche a questo discorso della sicurezza digitale, dovrebbero avere più coscienza e fare attenzione a tutto ciò che rilasciano, in termini di dati, e fanno sulla rete. Questo riguarda anche il tema delle protezioni e sicuramente, operare in maniera cautelare e variare le proprie password di piattaforma in piattaforma può sicuramente preventivare da eventuali rischi di questo tipo."