Luigi Gubitosi è il nuovo Amministratore Delegato di TIM, questa la decisione del CdA espressione del fondo d'investimento Elliott che ha deciso di estromettere l'AD Amos Genish, ultimo rappresentante dell'era Vivendi nella ex compagnia telefonica di stato. Il nuovo amministratore avrà davanti delle sfide importanti per il futuro della telco, in primis la questione rete.

Il Curriculum dell'AD Gubitosi

Classe 1961, laurea in giurisprudenza all'Università di Napoli Federico II, esperienza di studio alla LSE e MBA alla INSEAD di Fontainebleau. Dopo gli studi una lunga carriera manageriale, con incarichi in FIAT dal 1986 al 2005 arrivando anche a ricoprire il ruolo di CFO. È stato nel CdA del fondo previdenziale Cometa, Country Manager per l'Italia di Bank of America Merrill Lynch, AD di Wind, direttore generale della RAI su indicazione del Governo Monti e commissario straordinario di Alitalia su indicazione dell'allora Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Le questioni sul tavolo

Il nuovo CEO ha davanti alcune questioni importanti per la società che ha ottenuto risultati poco incoraggianti nel Q3 2018. Nel periodo l'azienda ha prodotto una perdita di 800 milioni di euro causata da 2 miliardi di svalutazioni. Il risultato è una capitalizzazione di circa 10,5 miliardi di euro con 25 miliardi di debiti. Pesano sul bilancio i 2,5 miliardi spesi per aggiudicarsi le frequenze 5G.

Gli italiani pagheranno il conto?

Una delle questioni sulla scrivania dell'AD riguarda la rete che è oggetto di attenzione anche da parte del governo. Tra le varie soluzioni presenti c'è la costituzione di un operatore di rete unico in cui far confluire le reti di Open Fiber e TIM. Il passaggio da un mercato delle reti competitivo a uno monopolistico è al momento solo un'ipotesi e non sono chiari i costi dell'operazione e su chi graveranno.

La rete TIM è prevalentemente in rame ed è valutata tra i 10 e i 15 miliardi di euro. Considerato che esiste un piano da parte di Open Fiber per portare la fibra ottica in sempre più case c'è da chiedersi se l'acquisto di una rete come quella di TIM, che ogni giorno diventa sempre più obsoleta, sia davvero una buona scelta d'investimento per le nostre casse pubbliche (Cassa Depositi e Prestiti). Gli unici a guadagnarci sarebbero probabilmente Elliott e Vivendi che avrebbero la possibilità di rientrare degli investimenti sostenuti.