I dati parlano chiaro: nel nostro paese Google è monopolista de facto nell’universo dei motori di ricerca, con quote di mercato superiori al 95%.

Il web, però, ha già visto in passato cadere molti giganti, e gli internauti più smaliziati non possono non dare un’occhiata alle tante alternative che affollano la rete. Che tra queste si nasconda il Google del futuro?

Diffusione dei vari motori di ricerca nel nostro paese secondo statcounter (2017)

1Duckduckgo

Iniziamo con Duckduckgo, lanciato ormai 10 anni fa dall’omonima azienda statunitense. Ciò che lo caratterizza è l’attenzione quasi maniacale per la privacy: il search engine del papero, infatti, non tiene traccia dell’IP degli utenti, e utilizza i cookie solo quando strettamente necessario. Per la stessa ragione non esiste personalizzazione delle ricerche, presente invece nei concorrenti più blasonati, da Bing a Yahoo a Big G. Con l’esplosione del caso Snowden ha conosciuto un periodo di grande popolarità, che lo ha portato ad essere inserito tra i motori predefiniti in Firefox e Safari. Sicuramente il più promettente tra gli outsider.

2Qwant

Il nome di Qwant probabilmente non dirà nulla alla maggior parte di voi, eppure dovrebbe interessarvi: si regge grazie anche ai vostri soldi. Il motore infatti batte bandiera francese, ma è stato finanziato in larga parte dall’Unione Europea, nell’ambito di una più ampia strategia volta a inserire il vecchio continente nel mondo dei servizi web, attualmente dominato dalle grandi corporations cinesi e statunitensi. Come DuckDuckgo, Qwant dichiara di non personalizzare l’esperienza di ricerca, e di non profilare ne vendere i dati degli utenti, pur raccogliendoli. E’ l’unico tra i piccoli a offrire una suite più completa di servizi, da un portale web alla possibilità di creare un account. Ha grandi potenzialità.

3Ecosia

Un cuore europeo batte anche in Ecosia, motore di ricerca nato in Germania nel 2009 in occasione della Conferenza ONU sui cambiamenti climatici. La particolarità di questo progetto non sta in features particolari, quanto nelle sue finalità. L’80% dei proventi pubblicitari, infatti, viene usata per finanziare progetti di riforestazione in Brasile e Burkina Faso, nell’ottica di una generale riduzione della CO2 presente nell’atmosfera. Nella schermata di ricerca potrete vedere quanti alberi sono stati piantati grazie agli utenti. Anche lui è cresciuto in modo importante negli ultimi anni.

4SearX

Qualcuno lo definisce come il motore di ricerca dei nerd. Quel che è certo è che SearX si propone prima di tutto come un engine open source, ovvero il codice sorgente, l’anima stessa del software, è liberamente consultabile e modificabile da chiunque. Difficilmente sarà la vostra futura scelta, ma per la sua natura che i creatori stessi definiscono “hackerabile” è possibile che il prossimo grande player nasca proprio da lui.

5Istella

Ultimo, ma non da ultimo, troviamo un progetto italiano: Istella. Lanciato dalla sarda Tiscali, deve il suo nome al termine in lingua sarda per stella, e per questo non va letto all’inglese. La creatura di Renato Soru non punta a sostituire il vostro motore di ricerca predefinito, quanto piuttosto ad offrirvi uno strumento per esplorare il web italiano, tramite archivi storici digitalizzati, mappe d’epoca e grazie ai contributi dei tanti partner di peso, dall’enciclopedia Treccani all’agenzia LaPresse, dal CNR all’università di Pisa. Dopo un lancio in grande stile solo pochi anni fa – ampiamente coperto dalla stampa nazionale e non solo – il progetto sembra essersi un po’ arenato. Solo il tempo saprà dirci se la scommessa di Tiscali si sarà rivelata vincente.

Qualcuno di questi vi ha incuriosito? Pensate che uno dei motori di ricerca nella lista potrà impensierire Mountain View?