netflix

"Netflix and chill". Usurpata da amici e coppiette, la predetta è una frase tutta americana che sento almeno un centinaio di volte durante le mie permanenze statunitensi. La usano perlopiù i giovani, ma la società fondata nella piccola Scotts Valley in California è sulla bocca di tutte le età.

Cito, dalle mie esperienze in Arizona, il capofamiglia quando torna a casa. Lui si sveglia prestissimo e rientra, di solito, verso mezzogiorno. Sprofondato nel divano, accende la televisione e, rispondendo alle continue telefonate di lavoro, fa partire Netflix. Qualche volta gli faccio compagnia e guardiamo i programmi più svariati. Sono maratone televisive ormai diventate parte della cultura a stelle e strisce.

Dall'altra parte dell'Atlantico, invece, le usanze audiovisive non si sono ancora americanizzate, però sono in rapido aumento. I numeri dell'azienda con sede a Los Gatos sono chiari: nell'ultimo periodo sono addirittura 5,2 milioni i nuovi abbonati.

Fondata nel 1997, la compagnia inizialmente noleggiava DVD e videogiochi.
Classe 1960, è co-fondatore e attuale AD di Netflix. Siede nel CdA di Facebook e numerose non profit.

Si tratta del secondo trimestre di cospicua crescita, tanto generosa da eccedere le previsioni di ben 2 milioni. Inutile aggiungere i rallegramenti di Wall Street, che ha visto aumentare il valore delle azioni del 9 percento, balzato a 161,70 dollari l'una. L'incremento è stato principalmente sollecitato dalla spinta internazionale, essendo 4 milioni i recenti clienti fuori dagli Stati Uniti.

Inizialmente sottovalutato, l'investimento oltre i confini nazionali è sensato e rappresenta un'opportunità enorme. Basti pensare che metà degli utenti sono adesso stranieri e i numeri possono solo continuare a crescere.

Sul fronte finanziario si parla di guadagni del 15 percento ad azione con entrate di 2,79 miliardi di dollari, in linea con le attese del 16 per cento ad azione e 2,76 miliardi di introiti. La novità, per l'appunto, sono le nuove utenze, dovute per la maggior parte a contenuti d'alta qualità.

L'espansione globale della società californiana.

Si ricordi che il gruppo capitanato da Reed Hastings ha ricevuto 91 nomine agli Emmy Awards, il più importante premio televisivo internazionale, piazzandosi appena un gradino sotto HBO, capofila. In questo senso, quest'anno sono di 6 miliardi gli investimenti in produzioni – anche straniere, come la brasiliana "3%". Vista la richiesta, qualità e quantità non dovrebbero arrestarsi troppo presto. Per gli amanti dell'intrattenimento non c'è periodo migliore di questo.