Entrare nei nuovi meccanismi tecnologici, catturarne il significato “meccanico” oltre che “operativo”, non è impresa semplice; parlare di “blockchain” applicata all’Insurance o di “Smart Contract”, sebbene interessante, rischia di diventare più argomento per “programmatori”, e di risultare “ostico” alla maggior parte degli utenti. Tenterò in questa sede di far capire come anche le obbligazioni contrattuali sono diventate terreno di studio e punto di arrivo di arditi linguaggi di programmazione avanzati.

Cominciamo parlando di Smart Contract: cosa sono esattamente? La definizione fu coniata da Nick Szabo, che ebbe l’idea di “incorporare” in software e hardware una serie di clausole per automatizzare le obbligazioni e rendere quasi nullo il rischio di inadempimenti. La soluzione passava attraverso tecniche di crittografia e firme elettroniche, che rendevano definiti e sicuri gli attori che ponevano in essere le azioni e eventuali transazioni. In alcuni casi, in un futuro più recente, le azioni di cui sopra si potevano servire della tecnica “blockchain”.

Ma l’idea non solo è difficile da spiegare ai comuni mortali, ma anche la sua eventuale realizzazione richiederebbe enormi difficoltà interpretative, per rendere intellegibili le clausole, scritte in codice, a una comune interpretazione normativa. Con quali artifici, un eventuale avvocato, potrebbe spiegare avanti a un tribunale, una clausola contrattuale, redatta in linguaggio di programmazione, o viceversa, come tradurre ogni eventuale prassi, oggetto di obbligazione, in un linguaggio software che, dal canto suo, richiede automatismi (cioè esecuzione di una azione al verificarsi di un dato evento)?

Un tentativo in tal senso è stato rappresentato, nel 1990, dai Ricardian Contracts, volti ad individuare le intenzioni delle parti prima dell’esecuzione della obbligazione in essere, creando classi corrispondenti alle varie tipologie di contratto, generando pertanto automatismi in grado di standardizzare il documento formale e le azioni dei due attori. Solo che in Italia, un tentativo di applicazione di questa metodologia in ambito di comunicazione al Registro delle Imprese, è stato abbandonato proprio per la titanica impresa di adottare template univoci per gli operatori.

Ad oggi l’utilizzo di questo strumento dello Smart Contract può avere spazio e vita solo all’interno di un servizio più ampio, come corollario di un documento legale più ampio, per disciplinarne la parte operativa e di esecuzione.

Ex art. 1325 c.c. un contratto per essere definito valido deve rispettare i seguenti requisiti: accordo delle parti, causa, oggetto e forma. Il primo viene finalizzato quando la proposta viene a conoscenza e accettata dalla controparte o automaticamente quando ne inizia l’esecuzione. Nulla quaestio in merito al secondo e terzo requisito, che si applicano agli Smart Contract alla stessa maniera dei contratti normali, magari a pagamento effettuato per mezzo di criptovalute. Diventa, invece, interessante il discorso della forma, perché, essendo l’accordo, scritto in codice software, e agganciato a una blockchain per la esecutività, diviene, a tutti gli effetti un programma per elaboratore, che nel nostro Ordinamento, potrebbe essere tutelato dalla Legge sul Diritto d’Autore (L. 633/1941), al pari di un’opera letteraria.

L’utilizzo della unione combinata degli Smart Contract con la metodologia blockchain potrebbe dare nuova linfa vitale al mondo delle Assicurazioni. Eliminando una serie di transazioni, certificando ogni passaggio, rendendo tutto “monitorabile”, si accrescerebbe di molto la efficienza, riducendo drasticamente i costi.

Se, affrontando un viaggio, si incorresse in un ritardo, si eliminerebbe la necessità di una documentazione a controprova del disagio, in quanto l’automatismo risolverebbe in tempo reale la questione, e genererebbe subito il relativo rimborso.

Non sono sicura di essere riuscita in poche righe a spiegare verso quali nuove frontiere la tecnologia ci sta portando, certamente mi sono fatta una considerazione del tutto personale: l’aumento di automatismi, di controlli da remoto, faciliterà senza dubbio la odierna routine, forse troppo “umana” e burocratica”, ma a quale prezzo?