blockchain

La blockchain è un sistema decentralizzato che raccoglie informazioni e le rende pubbliche. Esiste da 11 anni e, a differenza di quanto si pensi, è usata in altri settori oltre a quello delle cripto valute.

Nella fattispecie, ogni transazione effettuata contiene dati del destinatario, dell’emittente e della transazione stessa (orario, quantità scambiata etc.). Blockchain significa letteralmente “catena di blocco”: le transazioni sono collegate fra loro. Se non avete ancora idea di cosa sia e non avete afferrato il concetto, allora probabilmente è possibile rendere quest’ultimo più chiaro paragonando la blockchain ai vecchi database.

Il rapporto umano con la moneta

Nel 2004 in America, il mercato immobiliare era in forte crescita. Tutti quanti erano indotti a comprare case per una futura plusvalenza, sapendo che il valore dell’immobile sarebbe aumentato del 15% entro un paio di anni. Le banche a quel punto hanno iniziato a concedere prestiti a chiunque, immaginando che i debitori avrebbero venduto la propria casa per sanare il debito. Si tratta di una pratica piuttosto comune e di facile espletamento, almeno finché il mercato non diventa saturo. Nel 2008 accadde esattamente questo: un mercato particolarmente saturo non permetteva ai debitori di estinguere il debito, così i prestiti delle banche rimasero insoluti. Le banche si ritrovano così sull’orlo del fallimento. Il governo degli Stati Uniti le salvò tutte, eccetto la Lehman Brothers, unica banca a dichiarare bancarotta.

Prima ci siamo posti la domanda: “Possiamo fidarci?”. Diciamo che noi esseri umani non ci siamo mai troppo fidati della moneta, né degli scambi commerciali in genere, fin dai tempi del baratto, in una fase della storia umana in cui la truffa era all’ordine del giorno, in virtù della scarsa precisione negli scambi stessi, in quanto il valore dei beni in oggetto non era regolamentato dalle istituzioni. Il valore di una pecora poteva passare da due a quattro kg di fieno da un giorno all’altro, ad esempio.

Così, per regolare gli scambi e dare fiducia alla moneta, fu introdotto l’oro come moneta di scambio. La pesantezza dell’oro e l’alta pericolosità derivante dal furto portò le istituzioni a scambiare carta moneta. Anche qui, la fiducia è un tema fondamentale.

Nel 2008 la domanda “Possiamo fidarci?” se l’è posta Satoshi Nakamoto (di lui non sappiamo nulla, solo il suo pseudonimo sopracitato).

“Perché fidarsi di banche che speculano sul mercato usando i soldi sul conto corrente? Perché le banche non sono divise tra banche commerciali e banche d’investimento? Perché c’è un limite di prelievo in banca se i soldi sono miei?”

I soldi non sono esattamente di proprietà del depositante: nel momento in cui questi si versano in banca, diventano di proprietà della medesima. O almeno, è così nell’ordinamento italiano, come sancito dall’art. 1834 del nostro Codice Civile: “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà”.

Se io vi dicessi: “Datemi 100 euro per giocare all’ippica, tra un mese ve li darò con un interesse del 5%”. Mi dareste i 100 euro? Ovviamente no. Questo però, è un po’ quello che facciamo con le banche. Diamo loro soldi e gli permettiamo di fare quello che vogliono.

Il cittadino medio ha iniziato a versare denaro direttamente in banca perché tenere il denaro in casa non era sicuro. Ma Satoshi Nakamoto si chiede anche: “Perché affidarsi a terze parti?”

Satoshi Nakamoto creò così un sistema decentralizzato, che non aveva bisogno di banche. Questo sistema era la blockchain, un registro di dati che traccia le transazioni di cripto monete. Una sorta di “database”, se gli esperti di blockchain sono disposti a soprassedere al paragone.

L’intermediario della transazione diventa obsoleto, e le cripto valute sono le banche di sé stesse. La prima criptovaluta a basarsi su questo sistema fu proprio il Bitcoin.

Continuiamo a chiederci: “Possiamo fidarci?”

Le transazioni sono collegate fra loro, per hackerare il sistema della blockchain bisogna modificare tutte le transazioni precedenti a quella che vogliamo andare a modificare. Per hackerare il sistema della blockhain su cui è basato bitcoin servirebbero i 500 computer più potenti al mondo. È possibile, ma il costo dell’energia che usiamo per hackerare la blockchain è di gran lunga maggiore del valore di tutti i bitcoin presenti sul mercato.

Una volta scoperto il modo per creare un sistema di transazioni rivoluzionarie, chiunque vuole creare la propria moneta basata su blockchain. L’87% delle cripto valute create finora si sono rivelate vere e proprie truffe. Andiamo ad occuparci di quel 13% che vale miliardi di dollari.

La maggior capitalizzazione di mercato di cripto valute appartiene a bitcoin: sono 81 i miliardi investiti complessivamente nella moneta.

Se avete sentito parlare di bitcoin, sicuramente sarà passata per le vostre orecchie anche qualche altra cripto valuta.

blockchain
  • Ethereum è stata creata nel 2015. Si differenzia da bitcoin grazie alla possibilità di creare smart contracts. Questo sistema facilita la negoziazione di un contratto. Attualmente la capitalizzazione di mercato è pari a 16 miliardi;
  • Monero usufruisce di una blockchain decentralizzata, ma offuscata. La piattaforma punta a rendere la blockchain più sicura possibile. Con gli indirizzi stealth, infatti, si nascondono gli indirizzi di ricezione delle transazioni. La capitalizzazione di mercato tocca appena 1 miliardo;
  • Litecoin, cerata nel 2013, è una cripto valuta molto simile al Bitcoin. Cerca di battere il proprio concorrente facendo leva sulla rapidità delle transazioni. Litecoin elabora un blocco ogni 2 minuti, bitcoin dai 7 ai 10 minuti. Rimane difficile però per Litecoin tentare il sorpasso su Bitcoin, in quanto quest’ultima muove solo denaro per grandi transazioni (per questo motivo, spesso, Bitcoin è paragonato all’oro). Di conseguenza le transazioni sono in numero minore. La capitalizzazione di mercato supera i 4 miliardi.

E le banche che fine faranno?

Un intermediario di transazioni si rivela, a questo punto, obsoleto.

Le banche stanno rallentando l’entrata di bitcoin sul mercato per non rimanere tagliate fuori dal mercato. Nel frattempo però, penetrano il mercato delle cripto valute investendo in Ripple, una delle poche cripto valute centralizzate.

Le 200 banche più potenti al mondo investono nella criptovaluta Ripple con carta moneta.

Un paradosso.

Un po’ come quando 200 santuari investirono in carta moneta pagando in oro.