La Repubblica Islamica dell'Iran sta vivendo una violenta fine del 2017 caratterizzata da importanti proteste iniziate tre giorni fa a Mashhad, diffuse rapidamente in tutto il paese e con una copertura mediatica importante per via dei social network. Da questo deriva la scelta di introdurre nuove restrizioni all'accesso a Internet nelle principali città del paese.

Internet chiuso per le proteste in Iran.

Come riportato da diverse fonti, diverse compagnie telefoniche hanno deciso di interrompere l'accesso ai servizi Internet. La principale compagnia telefonica del paese, la "Mobile Telecommunication Company of Iran" (MTCI), società controllata dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, e da società vicine all'ayatollah Ali Khamenei, leader spirituale del paese e capo di stato.

I canali di comunicazione più colpiti sono Telegram e si teme anche Amadnews, social molto seguito nel paese. I cittadini che riescono ad accedere a Internet hanno la spiacevole visione dei contenuti prodotti dal regime per mettere in risalto l'inciviltà di chi promuove le proteste.

Non è la prima volta che il paese intensifica la censura per via di situazioni di instabilità interna. È infatti successo nel 2009 a seguito di proteste del Movimento Verde per le elezioni. Da allora sembravano cambiate tante cose in un paese ancora lontano da un livello di libertà occidentale.