Investimenti pubblici ed incentivi hanno reso Londra la "capitale europea delle startup" negli ultimi anni, guadagnandosi l'attenzione anche degli imprenditori italiani. Tuttavia, a quanto pare, le startup italiane che hanno raccolto almeno 1 milione negli ultimi due anni sono in numero decisamente ridotto.

Soldo Business Finanza App Startup Londra

Di recente, abbiamo già parlato di Soldo, startup italiana fondata da Carlo Gualandri incentrata sulla creazione di account multi-utente per la gestione delle spese, che ha appena raccolto 11 milioni di dollari, uno dei round B con più successo di sempre.

TrueLayer, di Francesco Simoneschi, con l'obiettivo di offrire API semplici per i servizi bancari, ha concluso con Anthemis un investimento da 3 milioni dopo 1 milione all'inizio dell'anno.

Ricordiamo poi a fine 2015 la vendita di King (creatori di Candy Crush) di Riccardo Zacconi ad Activision Blizzard per 5,9 miliardi di dollari.

Dal 2015, però, gli investimenti significativi sono stati davvero limitati, procediamo con ordine.

1Depop

A inizio 2015 Depop, app per la compravendita online di abbigliamento e accessori, ha raccolto 8 milioni da Balderton Capital, per poi ricevere altri 7,5 milioni sempre dallo stesso fondo.

2FaceIt

FaceIt, piattaforma di gaming competitivo e community dedicata al mondo degli eSport, ha ottenuto 15 milioni nel 2016 tra United Ventures, Anthos Capital ed Index Ventures.

3MoneyFarm

MoneyFarm, sempre lo scorso anno, ha raccolto (si stimava) 7 milioni di dollari in un investimento da parte del Gruppo Allianz, dopo un round record da ben 15 milioni da Cabot Square. Si tratta dell'investimento più grande mai ricevuto da un italiano a Londra, l'unico a superare quello di Soldo.

4Debut

Il 2017 è iniziato con Debut, creazione di Michele Trusolino che consente ai neolaureati di trovare lavoro, che ha ottenuto 1,7 milioni da LocalGlobe, Initial Capital ed Entrée Capital.

5Mogees

Mogees produce uno strumento che rende "suonabile" qualsiasi superficie. Bruno Zamborlin, l'inventore, ha concluso un round da 1,1 milioni, il quarto dall'inizio dell'anno, per un totale di ben sette round dal 2015.

Startup, la Brexit ha fatto svanire l'interesse degli italiani per Londra?

Filippo Mansani (Italian Trade Agency Londra) ne parla a Business Insider e ci toglie subito il dubbio:

"Abbiamo appena chiuso la call per unBound (evento che si tiene a Londra ogni anno dedicato alle startup internazionali) che quest'anno si terrà a fine Luglio (19-20), sempre alla Old Truman Brewery. I posti a disposizione per esporre all'interno della nostra "Italian zone" sono 30, abbiamo ricevuto 50 candidature. Segno che brexit o non brexit, il Regno Unito è ancora appetibile per molte nostre realtà"

L'ufficio del sindaco di Londra ha dichiarato a Business Insider Italia che da dopo la Brexit compagnie del calibro di Apple, Google e Facebook hanno in programma investimenti a lungo a termine sulla capitale. Inoltre, il sindaco ha annunciato l'apertura di un fondo da ben 25 milioni di Sterline.

Londra continua e continuerà ad essere la capitale europea delle startup anche per chi viene dall'Italia. Molti, una volta arrivati e raccolte le prime partecipazioni, rinunciano, mentre altri chiudono finiti i soldi, per poi tornare in Italia. Il problema quindi non è né della Brexit, né della capitale.

Le startup italiane sono le ultime in Europa in quanto a raccolta fondi e secondo Angelo Rociola "senza una politica fiscale che incentivi gli investimenti in imprese innovative non ci può essere una crescita adeguata al mercato e alle potenzialità delle startup italiane". Come abbiamo detto all'inizio però, in UK questi incentivi non mancano, ma i talenti italiani continuano ad essere "sotto tono".

Si ipotizza che il problema possa risiedere nella difficoltà degli italiani ad esporsi e comunicare (specialmente in lingua inglese), nelle differenze culturali o nella diffidenza degli investitori.

Michele Trusolino (Debut), però, ammette:

Non ci metterei la mano sul fuoco ma non penso che l'essere italiano a Londra ti penalizzi. O che avrei avuto piu difficolta' a tirare su questi soldi se avessi avuto un altro co-founder non british (con stesso prodotto e la stessa capacità di fare presa sul mercato, guadagnare investimenti, ecc.)

Il potenziale, comunque, non manca. Questi ultimi giorni sono promettenti, l'Italia sta maturando e sarà, presto, capace di farsi riconoscere sulla scena internazionale.