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L'Italia è uno dei paesi che ha un volume di investimenti in startup piccolo se confrontato con quello dei nostri partner europei, quasi trascurabile se confrontato con quello statunitense o quello cinese. La situazione si è confermata per il 2017, con investimenti per 261 milioni di euro, in aumento rispetto ai 217 milioni del 2016. Concorrono a questo risultato gli investimenti degli investitori formali, quelli degli angel investor, il crowdfunding e gli investitori stranieri. Con l'aiuto dei dati dell'Osservatorio Startup Hi-tech promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano analizziamo il fenomeno.

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Un ruolo importante degli investitori stranieri

Il dato sorprendente della rilevazione dell'istituto di ricerca viene dagli investimenti compiuti da investitori stranieri, che sono passati da 35 a 92 milioni, con una crescita del 163%. Il peso degli investimenti esteri sull'ecosistema startup italiano raggiunge dunque il 35%.

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Gli investimenti nelle startup italiane (investments inflow) provengono principalmente sa Europa (54,1%) e dagli Stati Uniti (38,1%). È importante la presenza degli investitori israeliani (7,3%), contenuta quella dei russi (0,5%), ancora assenti gli investitori cinesi o giapponesi. startup investitori italiani

Un altro dato interessante è il flusso contrario (investment outflow), che vede gli investitori italiani impegnati in investimenti all'estero per 65,8 milioni di euro. Confrontando l'inflow con l'outflow si ottiene un risultato positivo per 26,4 milioni di euro.

Angel investor e crowdfunding, investitori informali in crescita

C'è stata una crescita, pari all'11%, anche degli investimenti dagli operatori informali, che li porta a raggiungere quota 89 milioni di euro (contro gli 81 milioni di euro del 2016). Per la prima volta dal 2012 si registra quindi il "sorpasso" degli investimenti informali su quelli formali, guidato prevalentemente dalle componenti degli Angel Network e dei Business Angel indipendenti. C'è stata anche una crescita importante dell'equity crowdfunding, esteso da quest'anno a tutte le imprese, che è raddoppiato raggiungendo circa 10 miliardi di euro.

"Considerando la distribuzione della ricchezza nel Paese, l'Italia mostra una elevata percentuale di potenziali Angel che potrebbero guardare con interesse all'opportunità di investire in startup hi-tech. Da questo punto di vista si può e si deve ancora maturare sotto l'aspetto culturale, con riferimento alla nostra tradizionale scarsa propensione al rischio e al "terrore" per il fallimento.

Raffaello Balocco, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Startup Hi-tech.

In calo gli investitori formali nelle startup

Un risultato negativo invece quello degli investitori formali, che hanno superato lo scorso anno per la prima volta i 100 milioni di investimenti e che quest'anno hanno visto un calo dei 21%. Il dato è comunque da considerare più come conferma della dimensione del sistema di Venture Capital che come segnale negativo. In questo settore variazioni in termini assoluti nell'ordine delle decine di milioni di euro sono da considerare contenute visto che è sufficiente che ci sia qualche investimento in meno per ottenere questo risultato, o qualcuno in più per ottenere il risultato dello scorso anno, dipende dai punti di vista.