Il settore agroalimentare è uno dei punti di forza del nostro paese e sta mostrando di avere spazio per l'innovazione come conferma la presenza di startup. Sull'agroalimentare sostenibile infatti la densità di startup in Italia è la terza al mondo, dietro Israele e Spagna, e le potenzialità quasi inesplorate. Il rapporto dell'Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano ci presenta questa realtà sempre più importante.

"Nel settore agroalimentare, innovazione e collaborazione sono gli ingredienti chiave per sistemi più sostenibili, circolari e inclusivi, in grado di ridurre lo spreco alimentare e, più in generale, puntare alla "trasformazione sostenibile" delle imprese. L'applicazione dei principi della circolarità nel settore infatti richiede nuove soluzioni per prevenire e gestire le eccedenze alimentari, innovazioni di prodotto e tecnologiche, ma anche riprogettazione dei processi gestionali e logistici, fino alla riconfigurazione dell'intera supply chain e della collaborazione tra imprese e altri attori in ottica di sistema."

Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Responsabile scientifico dell'Osservatorio

Gli Stati Uniti primi in termini assoluti ma l'Italia ha una buona posizione

Se si guarda alla distribuzione delle startup agrifood a livello mondiale, gli Stati Uniti prevalgono di gran lunga sugli altri paesi, contando 790 startup, pari al 39% del campione totale di 2026 startup. Ma focalizzando l'attenzione sui paesi maggiormente attivi sui temi di sostenibilità agroalimentare, il quadro cambia. Nel mondo il paese con la maggiore diffusione di startup orientate alla sostenibilità è Israele (28 startup agri-food, di cui il 64% sostenibili), che si distingue per modelli di business basati su innovazioni tecnologico-ambientali, seguito da Spagna (29 startup, di cui il 38% sostenibili) e Italia (38 startup agri-food, di cui il 37% sostenibili).

Il problema degli investimenti per le startup italiane

Le startup non incontrano ancora un riconoscimento solido da parte degli investitori. Il 62% delle startup a livello globale ha ricevuto almeno un finanziamento, raccogliendo complessivamente 605 milioni di dollari nel periodo analizzato, con una media di 2,4 milioni di dollari ciascuna, quelle italiane 1,9 milioni di dollari, in media 0,3 milioni ciascuna, ben lontano dai 296 milioni di dollari, in media 3,4 milioni ciascuna, delle statunitensi.