Il mercato delle startup italiane esiste ma è dimensionalmente molto piccolo se confrontato con quello dei nostri paesi partner, europei e non. Tutti cerchiamo di capire il perché di questa situazione e proviamo a dare un contributo per trovare la strada da intraprendere per non perdere il treno dell’innovazione. La scelta di proporre nuove agevolazioni non è sicuramente negativa ma non è una proposta efficace visto che i problemi sono altri e non possono trovare soluzione in questo provvedimento.

Come funziona un fondo di venture capital e perché investe in una startup?

Queste due domande sono molto importanti e consentono di trovare i punti deboli del ciclo vitale delle nostre imprese innovative. Abbiamo davanti un fondo di venture capital quando grossi fondi (fondi pensione, fondi sovrani, banche) dedicano una piccola quota agli investimenti ad altissimo rischio affidandola a un investitore, solitamente un ex-manager di società tecnologiche, che ha il compito di occuparsi degli investimenti e dei disinvestimenti, che devono avvenire entro il periodo di chiusura del fondo di venture capital, che è dunque a tempo determinato.

venture capital

La combinazione tra l’altissimo rischio e la necessità di disinvestire tutto entro il termine previsto impone delle richieste particolari sia agli startupper, o aspiranti tali, sia al sistema economico e finanziario. Un venture capital per investire ha bisogno di avere davanti una startup in grado di essere davvero disruptive, con fortissimi obiettivi di crescita e dunque una scalabilità del business model a livello globale. Per arrivare al disinvestimento, la exit strategy, è necessario trovare una grande impresa che abbia il denaro per comprare la startup e/o un mercato finanziario che consenta una quotazione in borsa.

Gli effetti sull’ecosistema startup

La presenza di alcune grandi exit e la prospettiva di un disinvestimento migliorano la valutazione che una startup può ottenere a parità di idea e dunque la quantità di denaro che un fondo di venture capital può investire, fattore molto importante visto che una startup disruptive ha bisogno di un continuo apporto di fondi per coprire anni di perdite, come dimostrano Spotify, Snapchat, Uber e Lyft.

L’unica grande exit di una startup italiana è quella di Yoox NAP, che però è cresciuta grazie agli investimenti di fondi esteri. Questo dimostra che, davanti a una valida idea, è possibile cercare i fondi all’estero, come dimostra anche Mathesia, che ha ottenuto un finanziamento seed degno di nota a seguito di un programma di accelerazione a San Francisco. Il supporto dall’esterno non compensa completamente le piccole dimensioni dei player nazionali.

Gli sgravi fiscali non cambiano la cultura

Analizzando quindi il funzionamento di un fondo di venture capital possiamo capire che gli sgravi fiscali non possono fare molto davanti a un mercato che ha difficoltà a produrre delle exit interessanti, che rimangono comunque il vero motivo per cui vengono scelte alcune startup al posto di altre. Gli incentivi fiscali sono infatti uno strumento che che appartiene più all’azienda industriale che deve ridurre l’incidenza dei costi per i nuovi macchinari rispetto alla startup.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha mostrato negli anni da ministro che un intervento diretto dello stato come investitore è più efficace rispetto agli sgravi fiscali e ha anche l’effetto positivo di attirare capitali privati con un effetto moltiplicatore. Per trovare i fondi forse il governo dovrebbe diventare un po’ venture capital, pensando alle exit di alcune imprese pubbliche che ormai possono stare sul mercato e destinare i fondi alle imprese che hanno bisogno di supporto.

Serve un cambiamento culturale anche nelle grandi imprese italiane però. Partiamo con lo svantaggio competitivo di non avere un’azienda come Google o Alibaba europea con la capacità di spesa necessaria ma abbiamo grandi imprese in altri settori che devono aprirsi davvero a dei modelli di open innovation e acquisizione di startup. A tante grandi imprese piace infatti organizzare degli hackathon per provare a portare qualche idea con pochi soldi e lasciare l’innovazione ai dipartimenti interni di R&D ma non investire milioni di euro per una singola startup. La CONSOB ha un ruolo chiave perché con una regolamentazione al passo coi tempi può portare a Piazza Affari un numero maggiore di startup.