Ho letto oggi un articolo dell’Agenzia Giornalistica Italiana (Agi) che ha deciso di riprendere un’inchiesta del Messaggero sui tablet acquistati dalla Regione Lombardia per introdurre il voto elettronico in occasione del referendum sull’autonomia e destinati alle scuole per scopi didattici.

Questa operazione ha trovato delle resistenze causate da ostacoli tecnici, hardware e software. Gli ostacoli hardware riportati anche dall’inchiesta sono evidenti e innegabili. I dispositivi sono infatti pesanti e di scomodo utilizzo anche per via di un touch screen non reattivo come quelli che utilizziamo comunemente. Questo è normale per via delle specifiche tecniche richieste dalla voting machine, che deve avere una lunga autonomia e deve registrare in più copie i dati, per motivi di sicurezza e anche per il fatto che per scegliere un sì o un no su un touch screen non è necessario avere una grandissima precisione.

Il (falso) problema Ubuntu sui tablet della Regione Lombardia

Sono però criticabili gli ostacoli software riportati dall’articolo e imputati all’utilizzo del sistema operativo Ubuntu, scorrettamente indicato come “Ubunto di Linux”, forse un refuso, forse superficiale conoscenza del tema trattato.

Pur accettando la complessiva critica alla scelta delle voting machine, costate non poco e sicuramente non dotate di hardware adatto per un utilizzo proficuo diverso da quello come voting machine, come utente e divulgatore di Linux e software libero e open-source (FLOSS), ritengo che il giudizio dato al sistema operativo in questione sia stato affrettato ed evidentemente poco informato.

I sistemi operativi che utilizzano Linux come kernel sono caratterizzati da un’ottima stabilità e Ubuntu si presenta come distribuzione user-friendly, soggetta a frequenti aggiornamenti e adatta a molteplici scopi, compreso quello educativo. Esso è infatti caratterizzato da una valida disponibilità di software installabili, rilasciati sia con licenze open-source sia closed, con un’ampia sezione dedicata agli strumenti per la didattica di numerose materie scolastiche. Per chi avesse più fretta è disponibile la possibilità di installare tutti questi pacchetti tutti assieme con pochi click o una riga da terminale.

L’utilizzo di software libero e open source ha inoltre un ruolo chiave, almeno sulla carta, nella strategia nazionale per la digitalizzazione. Il codice dell’amministrazione digitale considera infatti il FLOSS da preferire rispetto ai software offerti con licenza a pagamento. Questo tema può anche rappresentare un possibile risparmio di spesa, dettaglio da non trascurare vista la situazione del nostro paese.

È necessario però che nel settore pubblico ci siano le competenze per gestire una transizione, anche parziale, al software libero, che è possibile come dimostrano delle esperienze più o meno consolidate. Ad esempio il Ministero della Difesa ha deciso utilizzare LibreOffice al posto di Microsoft Office nei computer, la Provincia Autonoma di Bolzano ha avviato anni fa il progetto FUSS per il software libero a scuola e il Comune di Roma, sotto la guida dell’assessore Flavia Marzano, sta compiendo questa transizione.