Tasse

Flat tax, regime progressivo, IVA. Il tema tasse è all’ordine del giorno e non c’è fazione politica che non dica la sua. Ma spesso si dimentica di inserire nel dibattito il problema dell’evasione (insieme a quello dell’elusione) operata quotidianamente dalle grandi corporations, che produce un importante deficit di gettito fiscale in tutto il mondo. Una questione che riguarda in modo particolare i giganti dell’IT, finiti spesso sotto la luce dei riflettori per le loro stravaganze fiscali.

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Partiamo da Apple, il celebre marchio fondato da Steve Jobs. Nonostante gli ingenti ricavi (13,8mld di utili nel 2017), l’azienda ha un tax-rate del 14,5%. Come faceva notare La Repubblica in un articolo di qualche mese fa, è una percentuale minore di quella che paga il più povero degli italiani, che nella fascia tra 0 e i 15.000 euro pagherebbe il 23%. Questo in parte grazie agli sgravi fiscali voluti da Trump, ma sopratutto per via delle manovre di elusione operate nel vecchio continente che, passando i ricavi da una controllata fantoccia all’altra, permettono di eludere il fisco di tutti i paesi europei, Italia inclusa.

Ma meglio non va a Google e Facebook. Secondo un recente rapporto della Commissione Europea, infatti, le due aziende hanno sottratto alle casse comunitarie – grazie all’aiuto dell’Irlanda, ormai vero paradiso fiscale intraeuropeo – ben 5,4 miliardi di euro in tre anni.

Non fa eccezione nemmeno Amazon, l’azienda presieduta da Jeff Bezos, recentemente incoronato da Forbes come uomo più ricco del mondo. Il colosso dell’e-commerce ha infatti stretto nel 2003 un accordo segreto col Lussemburgo, allora guidato dall’attuale presidente della commissione europea Jean Claude Junker, che gli ha permesso, sempre secondo Bruxelles, “di evitare la tassazione di tre quarti dei suoi profitti”. Amazon, peraltro, è stata messa recentemente sotto accusa anche per il trattamento riservato ai suoi dipendenti, con turni di lavoro pesanti e limiti addirittura alle pause per andare in bagno, come denunciato da diverse inchieste.

Tasse
Facebook, come molte altre multinazionali, ha sede fiscale in Irlanda per via delle bassissime imposte.

Il web e l’informatica sono innovazioni straordinarie, che hanno permesso di migliorare la vita di milioni di persone in tutto il mondo, ma il progresso non può essere fatto sulla pelle dei comuni cittadini. Perché, è bene ricordarlo, ogni euro eluso o evaso è un euro sottratto alle scuole, agli ospedali, alle infrastrutture, alla sicurezza. E questo – quale che sia la nostra fede politica – non possiamo proprio permettercelo.