Telegram non cede i dati degli utenti e viene bloccato in Russia

La Russia, come tutti ben sappiamo, è un paese dalla doppia faccia e che recentemente risulta avere una politica abbastanza aggressiva per quanto riguarda la gestione delle informazioni del proprio polo. Uno degli ultimi esempi lampanti è quello che ha coinvolto il noto servizio di chat di Telegram, che ha subito un brusco blocco dopo aver negato la concessione delle informazioni dei suoi utenti al governo.

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Alta tensione

Per la precisione, l’azienda che gestisce la famosa app di instant messaging avrebbe rifiutato di consegnare l’accesso ad i suoi sistemi di crittografia. Un avvenimento che ha portato il tribunale distrettuale Taganskij, operativo nella città di Mosca, al blocco immediato all’interno del territorio Russo.

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D’altronde, come confermato dalla stessa agenzia Russa, Tass, tale inibizione della chat sarebbe già stata resa effettiva dopo una sola udienza della durata di 20 minuti che ha visto rifiutare la partecipazione dei legali di Telegram al tavolo delle trattative.

Telegram

Anti terrorismo

La principale motivazione che ha guidato le azioni del governo Russo è la lotta al terrorismo, difatti, secondo l’opinione degli organi di sicurezza, il servizio di chat andrebbe in contrasto con la legislazione speciale antiterrorismo, che dalla sua entrata in vigore nel 2016 permette ai sovietici un controllo assai attento e profondo incidente nella privacy dei cittadini.

A scagliarsi contro il sistema di messaggistica istantanea sarebbe stata proprio Roskomnadzor, l’autorità russa ufficiale delle telecomunicazioni. Tuttavia, nonostante queste premesse, sono tanti gli scettici che hanno criticato questa manovra, primo tra tutti lo stesso fondatore di Telegram, Pavel Durov, che ha affermato come i diritti umani non possano essere venduti semplicemente per paura o avidità.