La tecnologia e la medicina si uniscono e, per la prima volta al mondo, una mano robotica viene impiantata in modo permanente su un essere umano e potrà essere utilizzata quotidianamente.

La prima mano cibernetica

Christian Cipriani, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha guidato l’intervento e ha reso possibile, per la prima volta nella storia dell’umanità, la combinazione di macchina e uomo. Il progetto, tutto europeo, si chiama DeTOP e prevede appunto la creazione e implementazione della mano robotica con il contributo di diversi paesi in tutta Europa, tra cui anche l’Italia.

La mano robotica è stata realizzata dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’azienda Prensilia, spin-off dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna, nell’ambito del progetto DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated with neural control and sensory feedback), finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Horizon 2020. L’impianto è stato sviluppato in Svezia dal gruppo coordinato da Max Ortiz Catalan, dell’azienda Integrum, in collaborazione con la Chalmers University of Technology. Al progetto partecipano inoltre le università svedesi di Lund e Gothenburg, quella britannica dell’Essex, il Centro svizzero per l’Elettronica e la Microtecnologiay, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, il Centro Protesi dell’INAIL e l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

IL futuro della medicina

L’intervento è stato eseguito in Svezia, a Gothenburg, nello Sahlgrenska University Hospital, dai chirurghi Richard Brånemark e Paolo Sassu su una donna di 45 anni ed è solo uno dei primi interventi di questo tipo: si sta infatti lavorando in vista di altri due interventi, da eseguire in Italia e in Svezia. La donna, alla quale la mano era stata amputata nel 2002, sta seguendo un programma di riabilitazione per riacquistare forza nei muscoli dell’avambraccio, indeboliti dopo l’amputazione e, utilizzando la realtà virtuale, sta imparando a controllare la mano robotica. Si ritiene che nelle prossime settimane potrà tornare a casa e usare quotidianamente la nuova mano. Cipriani ha affermato:

Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale, ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale.

L’operazione consiste nell’impiantare delle strutture in titanio nelle ossa dell’avambraccio (radio e ulna) della donna, come se fossero dei ponti fra ossa e terminazioni nervose da un lato e la mano robotica dall’altro. Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso.
In questo modo la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche ripristinare il senso del tatto.