Huawei divieto

La notizia era nell’aria da tempo, ma con la firma del presidente è arrivata anche l’ufficialità: al colosso cinese Huawei è fatto esplicito divieto di vendere e installare le proprie strutture in territorio americano, nonché di acquistare brevetti e tecnologie statunitensi, salvo diversa indicazione da parte del governo. Una scelta che peserà come un macigno sulla multinazionale cinese, che negli USA ha un grande mercato e acquista molta della componentistica utilizzata. Il divieto si estende anche agli operatori telefonici China Mobile, China Telecom e China Unicom, mentre resta per ora fuori l’altro colosso dell’IT asiatico, ZTE.

L’azienda ha così commentato in un comunicato ufficiale:


Siamo disponibili e pronti a collaborare con il governo degli Stati Uniti per identificare misure efficaci al fine di garantire la sicurezza dei prodotti. Limitare la possibilità per Huawei di operare negli Stati Uniti non renderà il Paese più sicuro né più forte. Al contrario, questa decisione costringerà gli Stati Uniti a usare prodotti di qualità inferiore e più costosi, relegando il Paese in una posizione di svantaggio nell’adozione delle reti di ultima generazione e, in ultima analisi, danneggerà gli interessi delle aziende e dei consumatori statunitensi. Inoltre restrizioni ingiustificate violeranno i diritti di Huawei e solleveranno ulteriori questioni legali.”

Questa vicenda si inserisce nel grande duello geopolitico di cui già abbiamo parlato in queste pagine, che vede contrapposte le due superpotenze del nostro tempo, Cina e USA, entrambe impegnate in una corsa all’innovazione tecnologica e all’egemonia sulle infrastrutture delle reti di nuova generazione. Motivazione ufficiale del gesto sono i rischi legati alla privacy, con l’amministrazione Trump che accusa la controparte cinese di spiare i cittadini statunitensi, e il paese del Sol levante che replica negando ogni addebito e puntando anzi l’indice proprio sulle opere di sorveglianza del governo federale.

Non abbiamo notizia per ora di risposte ufficiali da parte della Cina, ma c’è da aspettarsi che la vicenda non finisca qua e che questo sia solo uno dei tanti capitoli della guerra fredda del 21° secolo.