Leggo oggi su StartupItalia un articolo che esordisce con: "a fare i cocktail non ci pensa più il barman, ma due braccia elettroniche". Lo riassumo in breve: Carlo Ratti, ideatore della startup Makr Shakr, ha concepito un bar robotico, spiegando che questo è "un ottimo esempio di come le tecnologie robotiche stanno cambiando l'interazione tra persone e prodotti". Funge da prototipo l'esperienza di alcuni croceristi avente la possibilità di ordinare la propria bevanda con mezzi tecnologiche e farsela preparare dalla macchina. L'esperimento, se confinato allo spettacolo o all'esercizio domestico, è indubbiamente curioso e per certi versi piacevole, tendo però a dubitare della positività dell'eventuale cambiamento nei locali tradizionali.

Makr Shakr nasce nel 2014 a Torino.

Ricordo il mio primo Vodka Martini. Lo ordinai anni fa dopo un concerto in uno dei caffè storici di Trieste. Rievoco il gusto lineare: forte e deciso. Rammento ancor più lucidamente una breve vacanza fatta l'anno scorso in Messico con la famiglia americana. Là, a pochi passi dalla spiaggia, provai le miscele più svariate: Cosmopolitan, Long Island Ice Tea, Sex on the beach, Bloody Mary. Quest'anno invece, prima di partire per l'Olanda, ero in Trentino-Alto Adige e ho ben presente nella memoria la visita all'Alois Lageder Paradeis, tra la cantina e il ristorante.

Il sole ci stava silenziosamente lasciando, ma il Direttore, Günter Falser, in giacca nera su una camicia bianca, ci accolse lo stesso ed espose tutta la sua signorilità insistendo affinché provassimo alcuni vini. Tra chiacchiere sul matrimonio appena celebrato in quello stesso posto e dettagliate informazioni sulle bottiglie, cominciammo uno a uno coi vini classici – Chardonnay, Sauvignon Blanc, Gewürztraminer – per finire in vera bellezza con uno dei Capolavori, l'ultimo livello dell'assortimento, il cui prezzo oltrepassa il centinaio di euro. Ma aldilà della materia, di tutti questi episodi commemoro innanzitutto l'umanità, ovvero il gesto antropico della preparazione della mistura o del calice di Pinot Grigio, sciacquato prima e presentato con un sorriso.

Il termine "sommelier" deriva dal provenzano antico. Nei ristoranti d'alto livelli è addetto al servizio dei vini e alla gestione della cantina.

Un drink elaborato da una persona non è perfetto, quello allestito da una macchina probabilmente lo è. Ma è in virtù di quell'imperfezione, nonostante l'avanzamento di tecnologia, che la mescolanza fatta a mano mantiene un che di classe, quasi di poesia. Raccomandava l'eccentrico e indimenticabile Dalí: "Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai". Ora, per mezzo delle moderne tecnologie, quell'irraggiungibile traguardo potrebbe essere sfiorato con un dito, ma a quale costo?