Venmo e i pagamenti falsati

Venmo, l’app creata per inviare denaro velocemente tra amici e fare shopping nei negozi online (simile al servizio PayPal), è stato storicamente tormentato dalle miriadi di frodi sul suo servizio, ma non ha mai smesso di lottare. Nei primi 3 mesi di quest’anno, ha riportato delle perdite pari a 40 milioni di dollari dovute alle continue frodi, sebbene il servizio stia cercando di trovare il modo per evitare il più possibile queste frodi le perdite stanno continuando e hanno continuato fino ad arrivare ad oggi. Ormai la cifra di perdite ha raggiunto più del 40% della cifra prevista dall’azienda e continua a crescere.

I documenti interni non sono specifici riguardo le attività fraudolente, quindi non si capisce se fossero dovute a carte di credito rubate, account compromessi o altre truffe creative. Nella maggior parte dei casi di frode, la politica di Venmo è di rimborsare l’utente per le sue perdite, questo vuol dire che mentre la frode dilaga, l’azienda continua a perdere terreno.

L’approccio per combattere le frodi

Per combattere il problema, Venmo ha inserito nella lista nera decine di migliaia di utenti i cui account erano stati segnalati come sospetti. Inoltre ha ritardato la sua funzione di trasferimento istantaneo che consente agli utenti di inviare fondi ai proprio conti bancari entro 30 minuti. Questa decisioni è stata molto criticata, al punto tale che Venmo ha dovuto ripristinare la funzione alle sue origini per accontentare l’utenza, rendendo tutto quello che era stato fatto inutile. A seguito di ciò il servizio ha dovuto per forza di cose aumentare la commissione forfettaria di 25 centesimi all’1% dell’importo trasferito.

Venmo ha anche interrotto la possibilità per i clienti di inviare e ricevere denaro attraverso il proprio sito web. Anche se i pagamenti basati sul web sono stati responsabili solo del 2% di tutte le transazioni, hanno contribuito al 15% delle perdite nette. La sua prossima relazione sugli utili è prevista per la fine di gennaio, dove gli investitori vedranno se i maggiori guadagni dovuti dalle commissioni sulle transazioni potrebbero contribuire o meno a compensare le perdite del 2018.