WhatsApp, indetto un altro blocco del servizio in Cina

La Cina è uno dei paesi con più restrizioni e divieti, soprattutto per tutto ciò che concerne e fa parte dell'ambito media e tecnologia. Recentemente questa politica non si è smentita ed è andata a colpire WhatsApp, una delle app di texting istantaneo più famosa al mondo.

Non è mai la prima volta

A riportare la notizia è il New York Times, affermando l'esperienza di molti utenti appartenenti al territorio Cinese che hanno riscontrato perdite di acceso al servizio di chat e l'impossibilità di ricevere qualsivoglia messaggio o contenuto.

Tuttavia non è la prima volta che un evento del genere si manifesta, infatti già nello scorso mese di luglio 2017, lo stesso WhatsApp subì un blocco delle sue funzioni e non fu permesso, per alcune settimane, di ricevere e scambiare foto e file di qualsiasi formato e genere. Solo alcuni utenti residenti della Cina continentale hanno ancora accesso alla chat e la compagnia proprietaria ed il suo presidente, Mark Zuckerberg, non si sono esposti sulla vicenda.

WhatsApp

Una ragione o una presa di posizione?

Le ragioni di una scelta così drastica ed improvvisa sono tante, tuttavia in pole position ne troviamo solo alcune che possono essere considerate papabili e realistiche. Tra queste il forte sistema di criptazione da parte dell'applicazione di messaggistica istantanea, che potrebbe creare problematiche in previsione del congresso del Partito Comunista che si terrà a Pechino il mese prossimo.

Se il divieto dovesse essere revocato, potrebbe essere una dimostrazione di potere da parte del governo cinese e potrebbe dissuadere gli utenti che cercano di affidarsi ad un servizio di messaggistica cifrata. In caso contrario, però potrebbe disturbare le aziende che si affidano a WhatsApp per comunicare con i clienti. Sarebbe anche un grande passo indietro per le relazioni di Facebook con la Cina.

Facebook e diversi altri social media stranieri sono stati banditi a lungo, tornando poi sul suolo cinese, come successo per l'app di condivisione privata di foto Moments per mano di Facebook stessa, con versioni modificate e adattate (in questo caso rinominata Colorful Balloons e distribuita sotto nome fittizio). Non è chiaro se il governo cinese fosse a conoscenza del fatto che Facebook era dietro l'app prima dell'esposizione del New York Times.

La situazione che riguarda quindi due soggetti come Facebook e il governo Cinese si fa sempre più tesa, infatti è conseguentemente naturale pensare come questi avvenimenti siano anche dettati dalla figura di Zuckerberg, proprietario di entrambi i social media e che sembra essere in procinto di perdere definitivamente una fetta di mercato appetitosa e grande come la terra del dragone rosso.